L'Aiea resta a Zaporizhzhia «La centrale preoccupa»

dnipro«Estremamente complessa e difficile». Così il direttore dell'Aiea, Rafael Grossi, definisce la situazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Una situazione che necessita della presenza e del sostegno permanente di ispettori che possano vigilare sulla corretta gestione e sulle condizioni di sicurezza entro le quali deve funzionare la centrale atomica più grande d'Europa. Grossi, da Vienna dove ha sede l'agenzia, rende conto delle rilevazioni fatte nel corso della prima parte delle missione che ha visto la task force di 14 funzionari Aiea arrivare due giorni fa alla centrale, che si trova nel territorio della regione di Zaporizhzhia controllato dai russi. Il tutto nonostante insidie e incertezze. La prima valutazione racconta di «sistemi di sicurezza non perfettamente funzionanti, ma non tali da far scattare un allarme rosso». Il direttore si è però detto «molto preoccupato» per l'aumento delle operazioni militari nella zone attigue all'impianto, sottolineando che queste aumentano la probabilità di ulteriori danni materiali alla centrale. «La protezione dello stabilimento è una tutela contro il disastro nucleare», commenta Volodymyr Zelensky nel suo intervento in video collegamento al Forum Ambrosetti in corso a Cernobbio. «Non possiamo permettere rischi di catastrofi», aggiunge. Una posizione su cui sembrano essere concordi tutti, anche i russi. «È ancora presto per fare valutazioni sull'operato della missione Aiea, ma in generale giudichiamo in modo molto positivo il fatto che nonostante tutte le difficoltà e i problemi, comprese le azioni provocatorie della parte ucraina, la delegazione sia arrivata e abbia iniziato il proprio lavoro», afferma il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Tutti d'accordo quindi anche se continua il rimpallo di responsabilità sugli attacchi che interessano Energodar, la città dove si trova l'impianto atomico, il più grande d'Europa. Le forze armate ucraine stanno creando «un rischio reale di disastro nucleare in Europa bombardando la centrale di Zaporizhzhia», dice il ministro della Difesa russo Serghei Shoigu, negando che le forze di Mosca abbiano concentrato armi pesanti all'interno o intorno all'impianto. Secondo i russi dall'inizio di luglio le forze armate ucraine, «usano armamenti occidentali, attaccano regolarmente la centrale» e dal 18 luglio «hanno avuto luogo 29 attacchi, anche con l'impiego di 16 droni kamikaze».Le accuse si spingono oltre: «Mettiamo in guardia gli Usa dal fare passi provocatori, compresa la fornitura all'Ucraina di armi di sempre più lunga gittata e più distruttive», ha detto il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, affermando che c'è ormai solo una «sottilissima linea a separare gli Stati Uniti dal diventare una parte in conflitto» e che «le sfacciate forze anti-russe non devono illudersi che tutto rimarrà immutato, una volta che quella linea sarà stata superata». Nella serata le autorità ucraine riferiscono che le forze di Kiev hanno colpito una base del nemico a Energodar. «Nelle località di Kherson (sul fronte meridionale, ndr) e di Energodar, attacchi precisi delle nostre truppe hanno distrutto tre sistemi di artiglieria nemici, oltre a un deposito di munizioni», spiegano fonti militari di Kiev. La dinamica della missione umanitaria patrocinata da Aiea sotto egida Onu prevede intanto che un gruppo di sei degli otto esperti rimasti nella centrale prosegua i lavori fino al 4 o 5 settembre per una valutazione completa ed esaustiva dello stato di salute dell'impianto.Valutazione che non vede opporsi le autorità russe, le quali confermano che due persone rimarranno nell'impianto in modo permanente. A raccontare alcuni dettagli della missione è il ministro dell'energia ucraino, German Glushchenko: «Abbiamo fornito all'agenzia una mappatura precisa di cosa controllare, ma soprattutto abbiamo preteso determinazione». Il rappresentante del governo di Kiev ha spiegato di aver anteposto la sostenibilità della missione in termini di sicurezza: «Abbiamo detto che non avremmo potuto garantire la sicurezza dei funzionari una volta superato il nostro ultimo checkpoint. Quello che abbiamo capito è che Grossi aveva un accordo con i russi, e che i russi gli avevano promesso qualcosa. Certo credere ai russi è complicato, ma lui era fiducioso e per questo credo si sia assunto il rischio». Perché allora l'impasse registrata a un certo punto giovedì mattina? «I bombardamenti erano fortissimi. Il primo convoglio, quello che trasportava il personale Onu che si occupa della sicurezza, ha detto che non si poteva procedere. Dopo alcune ore hanno dato il via libera. Gli ucraini non hanno bloccato nulla, anzi Kiev ha chiesto questa missione sin dall'inizio, piuttosto sono i russi che hanno fatto ostruzionismo psicologico e militare». --© RIPRODUZIONE RISERVATA