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il casoDALL'INVIATO A BRUXELLESLa guerra energetica tra la Russia e l'Europa sembra aver raggiunto un punto di non ritorno. Nel giorno in cui il G7 dà il via libera all'introduzione di un tetto al prezzo del petrolio di Mosca e Ursula von der Leyen apre per la prima volta a un "price cap" anche per il gas, Gazprom annuncia la chiusura totale, fino a data da destinarsi, del gasdotto NordStream, quello che arriva in Germania. Ufficialmente perché durante i lavori di manutenzione è stata rilevata una perdita di petrolio nell'unica turbina rimasta in funzione nella stazione di compressione di Portovaya. Ma la tempistica è quantomeno sospetta: soltanto nella serata di ieri Gazprom ha fatto sapere che stamattina i flussi non ripartiranno, un annuncio arrivato al termine di una giornata segnata da crescenti tensioni con continui botta e risposta. Poco prima la quotazione del gas al mercato di Amsterdam aveva chiuso a 212 euro, in calo del 12%. Per verificare gli effetti di questo nuovo stop, però, bisognerà attendere la riapertura della Borsa Ttf.Scoprire una perdita di petrolio nel giorno in cui il G7 annuncia l'accordo per fissare un tetto al prezzo del greggio russo rappresenta certamente una curiosa coincidenza. Ma secondo il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, la motivazione è soltanto «un falso pretesto». I ministri delle Finanze dei sette grandi non hanno ancora stabilito il livello del prezzo massimo che i loro Paesi saranno disposti a pagare per acquistare l'oro nero di Mosca, anche perché prima - come ha spiegato il commissario Paolo Gentiloni - si cercherà di coinvolgere «una coalizione globale» di Stati disposti ad applicare il meccanismo. Non solo: l'Ue dovrà fare la sua parte perché si tratta di una sanzione che andrà approvata all'unanimità.Un percorso non facile, come dimostra la recente esperienza proprio sull'embargo petrolifero, che scatterà il 5 dicembre per il greggio e il 5 febbraio per i prodotti raffinati. Gli occhi sono ovviamente puntati sull'Ungheria, che si era opposta al blocco degli acquisti e aveva ottenuto una deroga. La linea del governo di Viktor Orban, del resto, è sempre la stessa: «Le politiche sbagliate di Bruxelles porteranno a una carenza di energia in tutta l'Unione europea mentre in Ungheria ce ne sarà abbastanza» ha detto ieri Zoltan Kovacs, portavoce del premier. Ma secondo Janet Yellen, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, la strada da seguire è questa perché il "price cap" sul petrolio «rappresenta uno strumento contro l'inflazione» e serve per dare «un duro colpo alle finanze russe». Tanto che il Cremlino ha già annunciato lo stop delle forniture ai Paesi che applicheranno il tetto.Rischia di essere accidentato anche l'iter per arrivare a un "price cap" sul metano che i Paesi Ue importano via gasdotto dalla Russia. La proposta, sulla quale il governo italiano insiste da mesi, ha ricevuto per la prima volta l'endorsement di Ursula von der Leyen, sulla quale si sta intensificando il pressing dei governi che vogliono un piano al più presto. «Credo che sia arrivato il momento di imporre un tetto sul prezzo del gas russo» ha detto la presidente della Commissione. Anche questa misura potrebbe essere approvata con l'iter delle sanzioni, che è teoricamente rapido, ma che richiede l'unanimità.Von der Leyen intende inserirla nel pacchetto di provvedimenti che la Commissione sottoporrà ai governi. Come spiegato nel documento anticipato ieri da La Stampa, i tecnici stanno lavorando a un intervento sul mercato dell'elettricità per fissare un prezzo massimo a quella prodotta con fonti diverse dal gas, come le rinnovabili, il carbone o il nucleare. Si tratterebbe insomma di applicare una specie di imposta sugli extra-profitti delle società energetiche che producono elettricità a basso costo e che incassano ricavi basati sul prezzo del gas. I governi sarebbero poi obbligati a restituire i proventi ai cittadini a basso reddito sotto forma di tariffe agevolate, sostegno diretto oppure riduzione delle imposte. Il terzo pilastro consiste invece in un piano di risparmio energetico sulla scia di quanto già fatto con il consumo di gas, che gli Stati si sono impegnati a ridurre del 15%. Inizialmente su base volontaria, anche se in caso di crisi delle forniture l'obiettivo potrebbe diventare obbligatorio. Alla luce dell'ultimo annuncio di Gazprom si tratta di uno scenario sempre più realistico. Secondo von der Leyen «Putin preferisce bruciare il gas piuttosto che darlo all'Europa». MA. BRE. --© RIPRODUZIONE RISERVATA