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La polemicaFrancesco MoscatelliPotenziare gli aiuti alle donne che stanno pensando di abortire «e che si trovano in difficoltà economiche» e opporsi alla somministrazione della pillola Ru486 nei consultori (la competenza è regionale) perché «la pillola è un aborto più economico per il servizio sanitario ma più pericoloso per la salute delle donne, considerati i numerosi effetti collaterali e una mortalità più alta, come emerge dalla letteratura scientifica in materia». Sono questi i due punti fermi di Lega e Fratelli d'Italia in materia di interruzione volontaria di gravidanza attorno ai quali si sono riaccese le polemiche. Nel centrosinistra c'è chi sospetta che, se Meloni e Salvini andassero al governo, potrebbero far fare all'Italia un passo indietro sui diritti. «Dovunque, quando la destra governa, l'autodeterminazione delle donne è in discussione» le parole di Cecilia D'Elia, deputata del Pd e portavoce della conferenza nazionale delle donne democratiche. «Ecco il rischio che l'Italia corre: una forte limitazione del diritto alla salute e di scelta delle donne - attacca a testa bassa Giorgia Meloni la vicepresidente del Senato Anna Rossomando -. Quando parliamo di leadership femministe e non solo femminili, parliamo di questo». In particolare la presidente di Fratelli d'Italia e possibile futura premier - è questo il ragionamento - è anche la presidente dei Conservatori europei, raggruppamento di cui fanno parte i polacchi di Pis, il partito che nel 2020 ha varato la legge più restrittiva d'Europa sul tema. Se decidesse di seguirli? Per non parlare di Salvini, che sulle politiche famigliari annuncia di ispirarsi all'Ungheria di Orban. È stato lo stesso segretario leghista, ieri, a riaprire il dibattito sull'aborto dai microfoni di Radio 24 ha detto: «La 194 va implementata. Non voglio tornare indietro, voglio solo andare avanti - ha detto Salvini - Vorrei potenziare l'aiuto economico a chi si trova in difficoltà economiche. Nessuno mette in discussione il diritto della donna di scegliere». Poi è intervenuta via Instagram l'influencer Chiara Ferragni, spostando il focus sulla Regione governata da Fratelli d'Italia dove proprio martedì Giorgia Meloni ha aperto la sua campagna elettorale: «Fdi ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni». Applausi da sinistra. Critiche da destra. Il primo a replicare è stato il leader del Family day Massimo Gandolfini: «Ferragni diffonde fake news e parla di temi che non conosce». Ma la replica più piccata è quella firmata a quattro mani da Isabella Rauti, responsabile del dipartimento famiglia di Fdi, ed Eugenia Roccella, candidata nelle liste di Fratelli d'Italia ed ex sottosegretaria alla Salute. «Nelle Marche le interruzioni volontarie di gravidanza possono essere effettuate nel 92, 9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana è del 62% - scrivono -. Il numero di aborti a carico dei medici non obiettori è 0,8 a settimana, non sembra quindi che l'obiezione di coscienza, diritto civile previsto dalla legge 194, sia un ostacolo». Quindi aggiungono: «Per quanto riguarda il cosiddetto aborto chimico, invece, va ricordato che le linee guida del Ministero non sono vincolanti e soprattutto che quelle attuali, emanate dal ministro Speranza, non rispettano la stessa legge 194, quando prevedono che l'aborto possa essere effettuato fuori dalle strutture ospedaliere». Argomentazioni che non convincono, però, i Radicali. «Checché ne dica Meloni il suo partito negli ultimi anni ha lavorato sistematicamente per smantellare l'accesso all'aborto nelle Regioni che governa» dicono Giulia Crivellini e Vittoria Loffi . --© RIPRODUZIONE RISERVATA