il passaporto È UN DIRITTO A PAVIA UN PO' MENO
La Provincia Pavese si è occupata recentemente dei tempi di rilascio dei passaporti da parte della questura di Pavia, vorrei aggiungere la mia testimonianza corredata da alcune considerazioni che vanno al di là del minuscolo caso personale. Il 26 giugno scorso ho richiesto appuntamento alla questura di Pavia per la consegna della documentazione necessaria al rilascio di un nuovo passaporto. Appuntamento fissato per il 15 dicembre 2022. Ciò lascia presumere che potrò materialmente disporre del nuovo documento non prima della metà di gennaio 2023. Al momento in cui scrivo, se un cittadino di Pavia avesse la necessità di ottenere il passaporto il primo appuntamento utile sarebbe il 17 febbraio 2023 con la conseguente possibilità di poter espatriare in paesi extraeuropei, nella migliore delle ipotesi, nel mese di marzo del 2023.Fonti della questura pavese "giustificano" questa grave disfunzione con motivazioni a dir poco stravaganti. Si afferma che i tempi di attesa sarebbero dovuti al Covid19 e al notevole numero di richieste accumulatosi, circostanze che però, paiono verificarsi solo a Pavia, dato che a Milano, a Bergamo, a Roma, per citare solo esempi di tre province che ho personalmente accertato in questi giorni, trascorrono dal momento della richiesta di appuntamento al materiale rilascio del passaporto, non più di 30/40 giorni tranne nelle situazioni di urgenza che hanno tempi molto accorciati e fanno caso a sé. Un'altra giustificazione infondata che viene addotta passa per l'attribuzione della responsabilità alla piattaforma di raccolta delle prenotazioni che farebbe capo al Ministero dell'Interno e dalla quale tutto dipenderebbe. Se così fosse, dovremmo concludere che per uno strano "baco" del sistema informatico o, peggio, per un complotto a danno dei pavesi, mentre a Roma, Milano, Bergamo ecc. i tempi di rilascio del passaporto sono di un mese circa a Pavia, misteriosamente, oscillano fra i sette e gli otto mesi. Ma se anche, e ipoteticamente, le giustificazioni addotte fossero vere, Prefetto e Questore non avrebbero nulla da dire? Nulla avrebbero da dire i Sindaci dei territori i cui cittadini, a differenza delle altre città, devono attendere sette mesi per avere un documento indispensabile per l'esercizio del loro diritto garantito di espatrio? Sarei curioso di sapere cosa succederebbe se per i cittadini pavesi, il Dipartimento dei trasporti di Pavia, la ex Motorizzazione civile per intenderci, improvvisamente iniziasse a rilasciare la patente di guida sette mesi dopo il suo ottenimento o la sua richiesta di rinnovo e, beninteso, nel frattempo, agli interessati fosse vietato mettersi alla guida di un veicolo perché privi di patente. Si badi bene: mentre guidare l'auto è sì un diritto ma ha una copertura costituzionale, se vogliamo, solo indiretta e lata, ottenere il passaporto ha una connessione diretta con il diritto di cittadinanza e dunque quello costituzionale all'espatrio. In altri termini, volendo stabilire una gerarchia, è di gran lunga prevalente il passaporto sulla patente di guida.Il nostro caso va perciò ben al di là di una accidentale e singola vicenda di mala amministrazione in cui può incorrere un cittadino sfortunato. Non ci troviamo qui di fronte a un caso specifico ma a una prassi generalizzata che viene addirittura difesa e giustificata anziché immediatamente corretta.Sembra sfuggire ai responsabili che il passaporto è uno strumento indispensabile a garantire la concreta applicazione del diritto espressamente sancito per il cittadino italiano dall'art. 16 comma 2° della Costituzione. Il suo rilascio non costituisce una concessione, magari anche benevola, dell'autorità pubblica e non può essere sottoposta a discrezionalità e arbitrio attraverso una irragionevole tempistica, ma, al contrario rappresenta un dovere da assolvere da parte della pubblica amministrazione in modo efficiente e tempestivo. Dilatare fino a sette mesi, quindi al di là di ogni ragionevole e accettabile termine, il rilascio di un documento come il passaporto (magari con la pretestuosa motivazione che la legge non ne esplicita i tempi di rilascio) significa dunque violare insieme sia il principio di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione sancito dall'art. 97 della Costituzione, che l'ancor più cogente art. 16, in quanto se ne impedisce di fatto l'esercizio senza una motivazione prevista dalla legge.Per non parlare poi della ulteriore e collaterale ricaduta perversa generata da questo caso di mala amministrazione. È evidente, infatti, che tempi del genere, del tutto illegittimi, comportano un'ampia e naturale dilatazione dei casi di urgenza o presunta urgenza invocati dagli interessati. Questi ultimi sono così sottoposti all'arbitraria valutazione di funzionari privi di alcun titolo per farlo, sulla base di regole generiche senza alcuna procedura amministrativa codificata, che decidono quale cittadino possa essere anteposto a un altro nell'esercizio di un diritto che invece costituzionalmente deve essere garantito per tutti con tempestività e in tempi ragionevoli.*già dirigente pubblico e docente diDiritto pubblico all'Università Bocconi