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il casoDanilo Ceccarelli / parigiAi piani alti di Uber si parlava di «deal» (accordo, ndr) per descrivere l'intesa trovata con l'allora ministro dell'Economia Macron, che tra il 2014 e il 2016 avrebbe fatto di tutto per difendere le attività del colosso Usa in Francia. A rivelarlo l'inchiesta «Uber files» pubblicata dal «Guardian», che ha raccolto più di 124mila documenti che ricoprono un arco di cinque anni tra mail, Sms e file Pdf, condividendoli con il Consorzio internazionale del giornalismo di investigazione (Icij). Dal fiume di materiale passato al vaglio dei giornalisti emerge un Macron nelle vesti di lobbista al servizio del colosso americano, con cui era in continuo contatto mentre in Francia si svolgevano violente manifestazioni dei tassisti. Al centro delle proteste il servizio UberPop, poi bloccato con la legge Thévenoud. Mentre l'intero governo francese si mostrava ostile alla piattaforma, Macron era più che disponibile nei confronti del co-fondatore del gruppo, Travis Kalanick (dimessosi nel 2017), e degli altri dirigenti, che riceveva per colloqui mai risultati nella sua agenda. «Incontro mega top con Emmanuel Macron. La Francia dopo tutto ci ama», scriveva in un resoconto ai colleghi il dirigente Marc MacGann dopo un meeting. Ma dall'indagine emerge che Uber esercitava pressioni anche su altri leader, come il cancelliere tedesco Scholz e il presidente Biden. --© RIPRODUZIONE RISERVATA