Senza Titolo
il reportageMonica SerraINVIATA A CANAZEI (TRENTO)Sono stati loro i primi a mettere piede sul ghiacciaio della tragedia. Quattordici tra gli alpinisti più esperti di carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco, soccorso alpino che all'alba di ieri, dopo quattro giorni di ricerche sorvolando l'intera area con droni ed elicotteri, per la prima volta hanno camminato lungo la frana di ghiaccio, fango e roccia, per scoprire ogni più piccola traccia delle vite spezzate sulla Marmolada. Una «ferita dell'Italia intera» l'ha definita la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ieri in visita a Canazei. Che ha cambiato per sempre il volto della Regina delle Dolomiti, uccidendo almeno undici escursionisti: uno solo di loro resterebbe ancora disperso. Anche se la certezza sulle identità di tutte le vittime arriverà soltanto dal Dna: i risultati dei Ris sono attesi tra sabato e domenica. «Quello a terra in questo momento è un lavoro pericoloso, perché ci siamo mossi sul terreno difficile della frana di ghiaccio, roccia e fango, sulla sua traiettoria: in caso di allerta per un nuovo distacco avremmo avuto tra i 60 e i 35 secondi per evacuare», racconta l'ispettore Paolo Borgonovo del centro addestramento alpino della polizia di Moena, in Trentino, un unicum in Italia. Cinquantanove anni, lineamenti induriti dal sole e dalle intemperie, occhi scuri e gentili che hanno visto alcune tra le più grandi tragedie nazionali dell'ultimo trentennio, dal disastro della Val di Stava al terremoto di Amatrice, Borgonovo era il responsabile sul campo della delicata operazione, che si ripeterà all'alba di questa mattina. Per svolgere l'attività in sicurezza, c'erano i tre radar installati che «percepiscono e segnalano a valle ogni singolo movimento del muro di ghiaccio tramite un sensore acustico». Due dei quattordici operatori facevano da «sentinella» con apparecchi che avrebbero trasmesso l'eventuale «allarme via radio ai colleghi: mercoledì avevamo pianificato tutte le vie di fuga». A operare davanti erano «i due finanzieri con i cani, che hanno fiutato soprattutto i resti umani». Al temine dell'attività interrotta alle 8.45, perché le temperature iniziavano a salire e il ghiaccio a sciogliersi, «sono stati trovati molti reperti tra attrezzature, indumenti, scarpe» che saranno utilizzati anche a fini investigativi, nel fascicolo per disastro colposo aperto dalla procura. «Messi gli uomini in sicurezza, abbiamo ricominciato a sorvolare l'area con i droni», che hanno permesso di individuare e recuperare parte di un decimo corpo. «Lavorare su questa montagna, che è casa mia, per me è più facile: conosco il territorio. C'è tanto coraggio e molta fiducia tra i compagni di squadra, anche le decisioni si prendono tutti insieme, ciascuno con la propria esperienza», racconta ancora l'ispettore Borgonovo. Certo, poi c'è il dolore. Quello dietro ogni traccia di morte. «E a quello non ci si abitua mai. Questo lavoro si porta tutto a casa. Finché le operazioni non si concludono si va avanti senza sosta, quasi senza pensare. I problemi emergono dopo, anche a distanza di tempo». Quel che in questa occasione fa la differenza «è l'aiuto degli psicologi sempre a disposizione: bastano anche quei dieci minuti alla fine di ogni giornata o prima di partire all'alba: fanno la differenza». I ringraziamenti ai soccorritori per «il grandissimo lavoro che stanno facendo» è arrivato anche dalla presidente del Senato. «Questa tragedia interroga le nostre coscienze. Dobbiamo riflettere perché abbiamo un'Italia bellissima ma fragile - ha sottolineato Casellati al quartier generale dell'Aiut alpin - il 94 per cento dei Comuni è a rischio idrogeologico: dobbiamo investire di più in prevenzione e mettere al centro delle nostre politiche il territorio: il Paese ne ha bisogno». --© RIPRODUZIONE RISERVATA