I soccorsi
«Non abbiamo certezza di nulla sui dispersi, al momento. Le chiamate dei famigliari sono parecchie, anche solo per informazioni», dice il direttore della Protezione civile di Canazei, Raffaele Del Col. Le sei vittime della valanga di ghiaccio e roccia sono nel paese della Val di Fassa. La loro identità è da accertare e secondo gli inquirenti (è stata aperta un'inchiesta per disastro colposo dalla Procura di Trento) potrebbe essere necessario ricorrere all'esame del Dna perché alcuni corpi sono stati dilaniati. Nelle cordate coinvolte c'erano sia alpinisti italiani sia stranieri, accompagnati, secondo i testimoni, da guide alpine. Fra i famigliari che hanno telefonato alla centrale di soccorso alcuni hanno raggiunto nel tardo pomeriggio di ieri il palazzetto del ghiaccio dove c'era anche un'équipe di psicologi. È stata imponente l'operazione di soccorso che ha impegnato le stazioni sia del Veneto sia del Trentino: cinque elicotteri, unità cinofile, almeno cinquanta uomini per le ricerche a terra. Fino a quando il rischio di nuovi crolli del ghiacciaio ha fatto interrompere le ricerche. Il presidente nazionale del soccorso alpino Maurizio Dellantonio parla di «evento straordinario, quella parte di ghiacciaio che è crollata era lì da centinaia di anni». Aggiunge: «Da sopralluogo abbiamo capito che c'era un pericolo a monte del ghiacciaio in quanto la "calotta" di ghiaccio si è staccata, ma è rimasto un pezzetto in bilico, che non è piccolo, parliamo di centinaia e centinaia di metri cubi di ghiaccio. Tutta la parte "slavinata" di ghiaccio e roccia è stata monitorata a vista sia dall'alto, con i mezzi aerei, che dai lati. Senza indicazioni certe di eventuali dispersi, perché certezza non ce n'era, noi abbiamo dovuto fermarci. Dobbiamo mettere in sicurezza la zona, cioè restiamo fermi fino a quando quel pezzetto non cade o non lo facciamo cadere». Fra i primi soccorritori a raggiungere il ghiacciaio sotto Punta Rocca c'era Luigi Felicetti, della Val di Fassa. Racconta: «Quando ci hanno chiamato hanno detto che è venuta giù la Marmolada. Al nostro arrivo ci siamo trovati davanti ad uno scenario pazzesco, c'erano blocchi di ghiaccio e roccia enormi dappertutto, abbiamo cominciato a cercare e abbiamo trovato le prime vittime». E spiega: «Erano tutti con corde e ramponi, attrezzatissimi, sono stati davvero tanto sfortunati». Quanto accaduto non era prevedibile, la spaccatura improvvisa di un fronte glaciale, ma una perplessità sulle misure di sicurezza degli alpinisti è data dall'ora in cui erano ancora impegnati (alcuni in salita, altri in discesa) sulla Marmolada: intorno alle 13.30. Perplessità che deriva dalle alte temperature che durano ormai da oltre un mese e con lo zero termico tra i 4mila e i 5mila. In assenza di neve non ci sono pericoli di valanghe, ma le condizioni indicano un aumento del rischio di crolli glaciali. Ora l'interrogativo più inquietante riguarda i dispersi. Secondo le testimonianze e dopo il confronto con i gestori dei rifugi i soccorritori ipotizzano che siano tra i dieci e i quattordici. Per questo si stanno facendo controlli attraverso le auto ai piedi della Marmolada su entrambi i versanti, sia Veneto sia Trentino, per poter risalire alle identità dei proprietari e contattarli. Così come è ancora in dubbio se le cordate coinvolte dalla valanga fossero due o quattro, come indicato in un primo momento. Ma a giudicare dalle ipotesi sul numero dei dispersi è possibile che vi fossero anche alpinisti che salivano (o scendevano) in altri gruppi o slegati. Nel giro di un'ora gli uomini del soccorso alpino si sono resi conto che il pericolo di nuovi crolli poteva aumentare per l'anomala temperatura: alle 14 in vetta alla Marmolada c'erano 10,3 gradi e 5 erano stati i gradi durante la notte. Di qui la decisione di sgomberare la montagna dalle cordate ancora impegnate. La ricerca, anche con i cani, si sono concentrate circa 500 metri più in basso dal crollo del dosso glaciale accanto alla cima di punta Rocca. Nella zona alla fine del ghiacciaio che segue la base della montagna e dove piega ad angolo acuto verso la valle. Lì la valanga ha devastato il territorio. Gli uomini del soccorso parlano di «enormi blocchi sia di ghiaccio sia di roccia». I video mostrano la velocità della valanga, nonostante gli ostacoli incontrati. Non ha lasciato scampo agli alpinisti che pure avevano avvertito il distacco e avevano cercato (secondo le testimonianze dei superstiti) di mettersi in salvo correndo lungo la linea di massima pendenza. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha seguito tutte le operazioni di soccorso. È stato informato dal capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, dal soccorso alpino, dai vigili del fuoco e dalle autorità locali. Draghi esprime «cordoglio e vicinanza alle famiglie di vittime e feriti a nome del governo italiano» e «ringrazia i soccorritori per il loro incessante lavoro». -- E. mar.© RIPRODUZIONE RISERVATA