«Morto come un clochard ma Vigevano mi consola»
la storiaMaria Fiore«Mio figlio era un clochard e nessuno è riuscito ad aiutarlo, ma mi consola l'ondata di affetto e comprensione che i vigevanesi stanno riversando su di lui. Non me lo aspettavo. Questo significa che il mio ragazzo, così problematico, ha lasciato dietro di sé anche qualcosa di buono». Ada Garasola, 75 anni, per quasi due anni ha evitato di passare per piazza Ducale pur di non vedere suo figlio con i vestiti sporchi e le bottiglie di birra a fianco, sulla panchina diventata il suo letto. Due anni vissuti da Alessandro Colombo ai margini, da sbandato, senza la forza e il coraggio di riprendere in mano la sua vita dopo alcune delusioni e il fallimento della sua attività di imprenditore nel settore dei trasporti. L'uomo è morto l'altra mattina a 47 anni per un infarto, mentre si trovava in un bar in via Decembrio, a due passi da quella panchina, in via Roma, che oggi è diventata il suo sepolcro, arricchito dai cittadini di Vigevano, soprattutto giovani, di ricordi. Un fiore, un cappellino, qualche frase che lui era solito pronunciare. Oggi, alle 9.30, ci saranno i funerali, nella chiesa di San Pietro Martire. «Fabrizio De André cantava che dai diamanti non nasce niente mentre dal letame nascono i fiori: mio figlio aveva scelto di vivere per strada, era dipendente dall'alcol ed era molesto, ma la benevolenza dei cittadini di Vigevano racconta anche un'altra storia e questo lenisce il mio dolore - dice la madre -. È stata avviata anche una raccolta fondi, vorrei utilizzare il denaro per realizzare dei posti letto per i clochard. Mio figlio conosceva tante persone e molti non lo hanno dimenticato».«speravo che si curasse»La madre, in questi due anni, non ha mai perso la speranza che il figlio potesse uscire dal baratro in cui era finito. «Volevo che si curasse, il mio sogno era che a un certo punto riprendesse in mano la sua vita - dice la donna -. Sapevo che era difficile». Nell'ultimo periodo il figlio aveva abitato in via Buozzi, nell'appartamento di un condominio da cui però era stato allontanato dopo le denunce per stalking degli altri residenti. «Avrei voluto farlo entrare in una comunità ma senza pericolosità sociale non si poteva obbligare - dice la madre -. E il punto è che pur essendo molesto non ha mai avuto comportamenti pericolosi per gli altri. Adesso è come se tutto fosse rimasto sospeso e questo mi addolora di più: forse si poteva fare qualcosa ma anche le istituzioni erano impotenti». Le leggi, infatti, sono chiare e se non ci sono motivi validi per un ricovero coattivo sono assai deboli. L'assessore Antonello Galiani aveva tentato più volte di aiutare il 47enne. Galiani ora non vuole parlarne ma era anche riuscito a convincere Colombo dell'utilità di chiedere aiuto al Serd, ma l'uomo, una volta accompagnato in via Trieste, aveva preferito non entrare nella struttura medica.i ricordi Galiani ha lasciato sui social poche parole con una foto, ricordo di una serata passata a parlare magari dopo un pomeriggio di difficoltà: «La tua assenza nella nostra città fa ora un rumore assordante. Quante chiamate nel cuore della notte per venirti ad aiutare o anche solo per fare due chiacchiere e per offrirti una pizza calda. Ne hai combinate di tutti i colori ma hai lasciato una traccia indelebile in tutti noi. Ora sono sicuro che ci starai guardando da lassù con i tuoi occhioni azzurri come il cielo, con il tuo sorriso furbetto, e che con il tuo vocione mi stai dicendo "Ciao Vice"». Anche in altre testimonianze on line prevale lo spirito di comprensione rispetto ai comportamenti, spesso al limite. «Eravamo amici da più di 20 anni - ricorda il consigliere di Fratelli d'Italia Riccardo Capelli -. L'ho conosciuto però nella sua "altra vita". Era un fenomeno degli affari, capace di vendere ghiaccio agli esquimesi. Quando è tornato dalla sua parentesi lavorativa negli Stati Uniti gli avevo proposto di vendere polizze, per le sue doti. Nella sua seconda vita la simpatia che generava era quella che gli ha permesso di avere buoni rapporti con tutti. I problemi con il palazzo dove risiedeva erano originati da situazioni di rapporti con i vicini ». --(Ha collaborato Oliviero Dellerba)