Sorpassato a destra Salvini si difende «Conta la squadra»
Francesco Olivo / RomaIl sorpasso se lo aspettavano tutti, ma vedere tutti quei voti a Fratelli d'Italia nelle roccaforti di sempre è un trauma che andrà elaborato. In Lombardia, Veneto e Piemonte le liste della Lega soffrono sconfitte clamorose e non basta abbassare l'asticella delle aspettative per rendere più digeribile la sconfitta. La botta c'è stata, Matteo Salvini compulsa il telefono davanti alle telecamere, riceve dati alla rinfusa dai seggi e tira fuori l'orgoglio: «Ci davano per morti e invece siamo ancora qui». Vivi sì, ma i numeri delle liste sono abbastanza difficili da digerire, il primato della coalizione è ormai impossibile da rivendicare e anche quello nei territori storici della Lega sembra ormai un ricordo. Il Carroccio è stato superato da Fratelli d'Italia ovunque, a cominciare dal Nord. Il segretario sminuisce, magari dissimulando, perché ci sono i ballottaggi e non è il caso di mandare segnali di debolezza. Poi c'è una questione interna da non sottovalutare, e se nessuno, per il momento, mette in discussione la leadership, il progetto di Lega nazionale, che tanti successi ha portato a Salvini oggi è al centro delle critiche. Per il segretario arrivano giorni complicati, le pressioni per uscire dal governo iniziano a essere molte. Se Riccardo Molinari parla di «rivedere la postura», il vicesegretario Lorenzo Fontana mette il carico: «Se la Lega non è lì per incidere tanto vale che non ci stia». Nel consiglio federale convocato ieri per affrontare i temi economici e mandare un segnale al governo, non ci sono stati mugugni espliciti. Nessuno rinfaccia al capo le disavventure del viaggio fallito a Mosca, «questa è una questione che abbiamo risolto due settimane fa, quando tutti gli abbiamo detto che non doveva andarci», dice un dirigente di primo piano. Giancarlo Giorgetti è assente, comunica che un familiare ha problemi di salute e non può essere in via Bellerio. Salvini respinge ogni speculazione, ma qualcuno dei suoi storce il naso, anche perché non è la prima volta che «quando c'è un momento complicato il ministro non viene». Nella riunione interna si parla di benzina, pensioni, spread, ma nei telefoni arrivano dati senza sosta e spesso sono amari. Nel primo pomeriggio i dirigenti cominciano a fare la conta delle città dove Meloni ha completato il sorpasso: Padova, Parma, Genova, Piacenza. Il trauma diventa più doloroso quando si capisce che anche in città simbolo come Alessandria e Verona FdI è davanti. Passa qualche ora e la lista diventa talmente ampia da diventare inutile, non sono episodi, ma una realtà: Meloni ha superato Salvini praticamente ovunque. La riprova indiretta arriva dal fatto che il segretario della Lega sottolinei con una certa enfasi, e non solo una volta, il fatto che «a Belluno siamo il primo partito». Il risultato ha la sua importanza, perché nella cittadina veneta la sinistra ha governato per anni, ma fuori dal Cadore sono guai e ora qualcuno comincia a chiederne conto. Salvini, dopo aver convocato una conferenza stampa un po'precoce, quando mancava il voto di lista, scende nella sala stampa di via Bellerio una seconda volta in tempo per intercettare i tg della sera, conosce l'obiezione che gli verrà posta e si presenta con un argomento che ribadisce: «La Lega ha 20 nuovi sindaci, di cui 9 in Veneto, 8 in Lombardia, uno in Friuli, uno nel Lazio e uno in Sicilia - ha rivendicato -. In un momento difficile con la Lega attaccata da tutti, i cittadini ci hanno dato 20 nuovi sindaci: dieci in più di ieri, un aumento del 20%». La questione del sorpasso di Fratelli d'Italia viene liquidata, «diverte solo qualche giornalista», però basta parlare con parlamentari e dirigenti del Carroccio, per capire che sui territori, i mitici territori, è stato un bagno di sangue: «Se questa è l'aria l'anno prossimo saranno dolori», spiega un dirigente preoccupatissimo. Salvini vuole restare fuori da questa logica e insiste: «La competizione per me rimane sempre col centrosinistra». Ma gli strappi di questi giorni sono difficili da dimenticare: «Per me la squadra conta più del singolo, la coalizione conta più del partito. Spero che tutti la pensino così. Perché per i referendum, se tutti avessero messo l'energia e l'impegno, la volontà e la passione dei sindaci, dei governatori e dei rappresentanti della Lega, sicuramente l'affluenza sarebbe stata più alta». Rancori che andranno nascosti, almeno per altre due settimane. Perdere i ballottaggi farebbe ancora più male. --© RIPRODUZIONE RISERVATA