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La Casa Bianca ha annunciato che fornirà all'Ucraina sistemi missilistici tecnologicamente «più avanzati» e a più lunga gittata. Una decisione contro la quale si è subito scagliato il Cremlino. «Riteniamo che gli Stati Uniti stiano gettando altra benzina sul fuoco deliberatamente e in modo mirato», ha commentato Dmitry Peskov: il portavoce del presidente russo Vladimir Putin che a fine febbraio ha ordinato alle truppe russe di invadere l'Ucraina scatenando una guerra atroce nel cuore dell'Europa.Il capo della diplomazia di Mosca, Sergey Lavrov, ha poi rincarato la dose avvertendo che con possibili forniture all'Ucraina di lanciarazzi multipli Mlrs da parte americana c'è il rischio di allargare il conflitto con il coinvolgimento di Paesi terzi. Parole dure sono arrivate anche dal vice ministro degli Esteri, Sergey Ryabkov, che - secondo l'agenzia di stampa russa Ria Novosti - «ha osservato che qualsiasi fornitura di armi a Kiev aumenta il rischio di un confronto diretto tra Usa e Russia».Il presidente Usa Joe Biden in un intervento sul New York Times ha assicurato che gli Usa non cercano una guerra tra la Nato e la Russia e che gli Stati Uniti si sono «mossi rapidamente per inviare all'Ucraina una quantità significativa di armi e munizioni in modo tale che possa combattere (...) ed essere nella posizione più forte possibile al tavolo dei negoziati». Ieri sera la Casa Bianca ha confermato che gli Usa manderanno all'esercito ucraino i sistemi lanciamissili Himars, con razzi a media gittata e a guida satellitare capaci di colpire fino a 70-80 chilometri di distanza, quindi molto più lontano rispetto agli attuali sistemi d'artiglieria a disposizione di Kiev. Mentre la Germania ha annunciato che invierà alle forze ucraine dei moderni sistemi di difesa aerea. Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha promesso che Kiev non userà i missili per sparare in territorio russo. «Non abbiamo intenzione di attaccare la Russia. Non siamo interessati alla Federazione Russa. Non stiamo combattendo sul loro territorio», ha affermato Zelensky. «Forniture del genere non contribuiscono a risvegliare il desiderio della leadership ucraina di riprendere i colloqui di pace», è stata la risposta di Mosca a Washington e Kiev. Il Cremlino ha lanciato una timida apertura non escludendo in futuro un incontro tra Putin e Zelensky: ma «solo per concludere un qualche tipo di documento», ha precisato, mentre i colloqui di pace restano congelati e la guerra continua a uccidere. E non puntano certo a una riduzione delle tensioni le parole del presidente della Commissione Esteri della Duma, Leonid Slutsky, secondo cui già a luglio nelle zone del Sud dell'Ucraina adesso di fatto occupate dalle truppe russe si potrebbero svolgere dei «referendum» per l'annessione alla Russia.Il portavoce di Putin ha criticato le sanzioni europee sul petrolio russo e ha affermato che Mosca sta puntando «verso destinazioni alternative per ridurre al minimo le conseguenze negative» delle restrizioni. Poi ha dichiarato che al momento non sono stati raggiunti accordi per permettere la ripresa dell'esportazione di grano dai porti ucraini del Mar Nero. Da Russia e Ucraina arriva circa un terzo delle esportazioni mondiali di grano e la guerra sta avendo gravi ripercussioni sulla disponibilità di cereali. Un paio di settimane fa il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha spiegato che «44 milioni di persone in 38 Paesi sono a livelli di fame di emergenza, a un passo dalla carestia», e «la guerra in Ucraina sta aggiungendo una nuova dimensione spaventosa a questo quadro». Zelensky in questi giorni ha accusato Mosca di impedire le esportazioni via mare e costringere quindi l'Ucraina a tenere fermi «22 milioni di tonnellate di grano nei silos».La Russia sostiene invece che l'Ucraina debba sminare i porti per permettere il passaggio delle navi, e Lavrov ieri ha dichiarato che la Turchia potrebbe aiutare in questa operazione. Ma il ministro russo ha anche detto che le sanzioni rendono difficile l'esportazione di cereali per la Russia. Secca la replica del segretario di Stato Usa Antony Blinken, che ha accusato Mosca di «menzogne» affermando che le restrizioni «prevedono esenzioni per il cibo». «Per favore, non si usi il grano, alimento di base, come arma di guerra» ha esortato ieri Papa Francesco. --© RIPRODUZIONE RISERVATA