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il casoLa lite scoppiata in via Mulini, probabilmente per motivi economici, era finita a coltellate e Karim Taboubi era stato ricoverato in Rianimazione per una grave ferita al torace. L'operaio 43enne di origini tunisine di Vigevano, sposato e con tre figli, era morto a fine marzo 2020, dopo un mese di ricovero. Ieri il pubblico ministero Alberto Palermo ha chiesto la condanna a 9 anni e 6 mesi per omicidio a carico di Souli Mourad Ben Salah, 48 anni, anche lui di origini tunisine. Il processo, che si tiene con rito abbreviato al tribunale di Pavia, è stato rinviato al 15 settembre, quando sarà pronunciata la sentenza. L'imputato, al momento, è a piede libero.In aula si è arrivati dopo che, in un primo tempo, la procura aveva chiesto l'archiviazione del caso sostenendo che le indagini non avevano stabilito un nesso certo tra il ferimento e il decesso. Il litigio, inoltre, era stato ripreso da alcune telecamere, che però non avevano registrato il momento dell'aggressione con il coltello. Ma i parenti della vittima, rappresentati dall'avvocato Fabio Santopietro, si erano opposti e il gip aveva accolto l'istanza chiedendo alla procura di formulare l'imputazione ritenendo gli indizi a carico di Ben Salah, dal ritrovamento del coltello in un cassonetto dei rifiuti al racconto di un testimone, sufficientemente gravi per approdare a un processo.Nell'udienza di ieri si sono confrontate le tesi delle parti con le conclusioni del pm, l'intervento dell'avvocato di parte civile e del difensore Barbara Bosco. «In prima istanza - afferma il legale della difesa - abbiamo chiesto di riconoscere la legittima difesa». Secondo la ricostruzione dell'episodio fatta all'epoca, sarebbe stata, infatti, la vittima, a presentarsi a casa di Ben Salah sfondando la porta d'ingresso. Il litigio era poi degenerato fino a che non era comparso un coltello. «In seconda istanza - continua l'avvocata Bosco - abbiamo chiesto di ritenere l'imputato responsabile solo di lesioni aggravate e, in estremo subordine, di omicidio preterintenzionale».La parte civile ha invece chiesto il riconoscimento della responsabilità per omicidio volontario e un risarcimento dei danni a favore dei familiari della vittima da valutare in separato giudizio. «Per noi esiste un nesso di causalità tra il ferimento e la morte - afferma l'avvocato Santopietro -. Non c'entra nulla il fatto che il decesso sia avvenuto nel marzo 2020 in piena prima ondata Covid. La perizia, infatti, non fa riferimento al Covid e non rileva responsabilità degli operatori sanitari». --l.g.