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il retroscenaAlessandro Di Matteo / ROMAStavolta Silvio Berlusconi si è arrabbiato davvero. Se sabato scorso aveva evitato di polemizzare con la ministra Mariastella Gelmini, che chiedeva di chiarire la linea di Fi sulla guerra in Ucraina, ieri non ha proprio digerito la nuova sortita della ministra per gli Affari regionali che ha invitato Matteo Salvini a farsi gli affari propri. Le ultime prese di posizione pro-Putin del Cavaliere proprio non piacciono alla Gelmini e a tanti altri in Fi, ma il leader leghista incalza: «Prima di criticare Silvio Berlusconi qualcuno dovrebbe contare fino a cinque. Lui con tutto quello che ha fatto lascia una traccia nella storia del nostro Paese». Secca la replica della ministra: «Invito il segretario della Lega a rispettare il dibattito interno ad un partito che - per il momento - non è il suo». Perché sullo sfondo, alla fine, c'è il timore che Fi finisca per essere "annessa" dalla Lega di Salvini.Troppo per Berlusconi, il leader di Fi considera inaccettabili e offensive la parole della ministra e chiede allo stato maggiore del partito di far partire la controffensiva. Arrivano una dopo l'altra le dichiarazioni di Antonio Tajani, coordinatore Fi, e dei capigruppo parlamentari Anna Maria Bernini e Paolo Barelli. «Fi è un partito unito - dice Tajani - ciascuno è libero di esprimere una posizione personale, ma non può accettare di essere rappresentato come diviso o succube di qualcun altro». Berlusconi, in altre parole, non ci sta ad essere accusato di andare dietro a Salvini e Tajani avverte: «A tutti, e in particolare a chi oggi guida la nostra delegazione al governo, è richiesto un supplemento di responsabilità». La Gelmini risponde su Twitter: «Caro Antonio, responsabile sempre, ma con la schiena dritta». Tajani ribatte a sua volta: «Schiena dritta? Al governo, in Parlamento e nelle piazze per rispettare la volontà dei cittadini e dei nostri elettori. Io sempre a viso aperto». Il sospetto, al quartier generale di Fi, è che dietro quella che viene definita una «escalation» ci sia il progetto di spaccare Fi, per confluire in una operazione centrista, magari con Carlo Calenda.Accuse che la Gelmini nega, ai parlamentari che parlano con lei assicura di non avere piani B. Nella dichiarazione pubblica poi spiega: «Ho posto un tema di linea politica, su una posizione che comprendo bene non sia quella di Salvini, ma che riguarda la collocazione europeista ed atlantista di Forza Italia. Un problema che evidentemente esiste, visto che per due volte il partito è dovuto intervenire a chiarire, a prescindere da me».Lo stato maggiore berlusconiano, da Tajani e Barelli, descrive la Gelmini come isolata: «E' una posizione singola», dice il coordinatore di Fi. In realtà, Renato Brunetta si schiera con la ministra: «Bene fa chi chiede chiarezza, sulla posizione di Fi non possono esserci dubbi. Noi e i nostri elettori siamo da una parte sola: dalla parte dell'Ucraina, dell'Europa e della Nato. Noi siamo con il presidente Mattarella». Mara Carfagna è più sfumata, nel merito condivide la linea atlantista ma non intende coinvolgere Berlusconi nella polemica. Il bersaglio è semmai Salvini: «Va respinto senza se e senza ma il tentativo di mostrare Forza Italia come un partito diviso su un tema essenziale come il sostegno all'Ucraina e la lealtà all'Europa e alla Nato. Se altri (Salvini appunto, ndr) hanno cambiato idea rispetto al sì al decreto Ucraina, noi di sicuro restiamo ancorati a quella posizione, soprattutto adesso che la fermezza europea consente di intravedere spiragli di negoziato».La polemica contro Berlusconi, in effetti, preoccupa anche buona parte della truppa di deputati e senatori di Fi, che pure non sono entusiasti dell'asse con Salvini. Spiega un parlamentare, «la Gelmini ha detto quello che pensano in molti. L'abbraccio con Salvini preoccupa, su circa 130 parlamentari attuali, ne verrebbero rieletti forse una decina, se ci fosse una lista unica con la Lega». Ma, è aggiunge, «non è questo il momento di smarcarsi. Le somme si tireranno a settembre: vediamo, se si fa il proporzionale è un conto... Certo, se capiamo che ci consegniamo a Salvini ci saranno conseguenze: la rottura sarà inevitabile». --© RIPRODUZIONE RISERVATA