Il governo salva la collaborazione internazionale

La cronaca racconta di un governo che ha perso la sua spinta propulsiva (l'elenco dello scontento lo ha fatto Cottarelli sulla Stampa), e di un sistema politico sfasciato, dove le coalizioni non sono più tali: se si votasse, si metterebbero assieme il tempo delle urne per poi tornare a disintegrarsi il minuto dopo. Insomma, siamo ancora a quando è arrivato Draghi, che della crisi di sistema è stato l'effetto, non la causa.Due anni buttati: non un'iniziativa politica, un chiarimento, nulla, tra l'ennesimo atto d'amore russo di Salvini contro l'ingresso della Finlandia nella Nato e un'intemerata di Conte sulle armi, prima sul terzo decreto, poi sul quarto, poi chissà. Minacce di sfracelli come la rivoluzione di Giorgio Gaber: «Oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente». Ma l'Italia è un Paese fantastico, dove la realtà supera la fantasia. Si chiede Marcello Sorgi: «Come si può andare avanti così dieci mesi?». Domanda pressoché retorica in un Paese "normale". Risposta, in Italia: «Andando avanti per altri dodici». Perché, volendo, le legislature non durano cinque anni, ma cinque anni e due mesi circa.Innanzitutto toglietevi dalla testa ottobre. Chi ha consuetudine con il Colle più alto ha già fatto capire che proprio non è aria. E, in fondo, nessuno dei nostri eroi ha tutta questa voglia di mettersi sulle spalle una manovra lacrime e sangue: meglio che la faccia Draghi, con gli altri che gli danno la colpa. Per votare poi a marzo si dovrebbe sciogliere subito dopo la finanziaria, come da consumata prassi, ma volendo c'è il modo di tirare per le lunghe in modo da spremere il limone Draghi fino all'ultima goccia.Il capo dello Stato, per convocare le elezioni, ha a disposizione 70 giorni dalla scadenza della legislatura: calcolando l'inizio dal 23 marzo del 2018 (quando le Camere si insediarono) si può arrivare a votare l'ultima domenica di maggio o la prima del prossimo giugno. Il che significa avere il governo Draghi, nel pieno delle sue funzioni e poi per il disbrigo degli affari correnti, per altri tredici mesi almeno, durante i quali varare la manovra, il prossimo Def e le altre tappe del Pnrr. E se questi ragionamenti, che danno l'idea di un clima, sono arrivati all'orecchio del cronista, evidentemente li conoscono anche i diretti interessati.Il punto è: con tutti i limiti, le insofferenze con cui è sostenuto e anche una certa stanchezza del premier, che si sarebbe volentieri liberato dell'incombenza, questo governo è garanzia di una collocazione internazionale certa, che nessuno dei due schieramenti è al momento in grado di assicurare. È vero: litiga sul catasto, la concorrenza è un rompicapo, ma c'è la guerra che si preannuncia lunga e di "logoramento". Fa una differenza avere o non avere Draghi, finché si può. E forse la dilatazione dei tempi, in definitiva, spiega anche la nuova effervescenza della recita a soggetto. Mica si vota: vuoi mettere senza la guerra di Putin quanto sarebbe stato difficile stare assieme. E dunque: liberi tutti di sparare parole. --© RIPRODUZIONE RISERVATA