Riso, polemica dura sull'allarme scorte
Luca Simeone / paviaRischio di non trovare più riso sugli scaffali nelle prossime settimane? Un allarme ingiustificato, secondo i risicoltori, quello lanciato da Mario Francese, presidente di Airi (l'associazione delle industrie risiere) e amministratore delegato del gruppo Euricom (Curti Riso) di Valle Lomellina. Per Francese è l'aumento del prezzo della materia prima, abbinato al fortissimo rialzo dei costi di produzione (dall'energia al packaging), a generare il pericolo di una decisa contrazione dell'offerta di riso, mentre la siccità pone una grossa incognita sul prossimo raccolto.«Francese pretende forse che gli agricoltori vadano con il cappello in mano - è la dura replica di Stefano Greppi, presidente di Coldiretti, risicoltore di Rosasco e componente del cda dell'Ente nazionale risi - la maggior parte del riso è stato accaparrato dall'industria a prezzi inferiori della metà rispetto al listino attuale. E se è vero che c'è stato un aumento dei costi dell'energia, non va dimenticato che gli agricoltori hanno subito anche il rincaro del gasolio agricolo e del 300-400% dei fertilizzanti. Ricordo poi che Francese rappresenta il primo gruppo italiano che importa riso dall'estero. Se questo allarme serve solo per mettere paura ai consumatori e sostenere che il prodotto italiano non è sufficiente, lo dica. Il punto è un altro: settimane fa ci siamo trovati a un tavolo tecnico per affrontare i problemi dell'agricoltura e la Coldiretti ha chiesto di fare dei contratti di filiera. Il primo a defilarsi è stato proprio Francese. Ora non vada a dire in giro che manca il prodotto: questo può succedere solo se l'industria non lo paga».Le scorte sono effettivamente a livelli minimi e c'è stato aumento dei consumi, aggiunge Greppi, «ma l'agricoltore sta solo provando a riprendere quei soldi che le industrie gli hanno fatto perdere a inizio stagione. Chi ha ancora in casa il prodotto sta cercando un margine migliore visto l'aumento dei costi di produzione. E poi, si parla solo di aumentare le semine e vendere il prodotto, mai di prezzi. Ritengo offensive nei confronti degli agricoltori le dichiarazioni di Francese. Il problema serio è la siccità che comprometterà il prossimo raccolto, ma non c'entra nulla con il riso che è già sul mercato». confagricoltura e ciaUn punto sul quale concorda Antonio Strada, presidente della sezione regionale riso di Confagricoltura: «La preoccupazione c'è perché le scorte di riso stanno finendo e con la siccità sarà duro il prossimo raccolto. Ma che possa mancare il riso mi pare impossibile, è un'esagerazione. I prezzi sono alti ma prima o poi gli agricoltori venderanno quello rimasto, che poi è solo il 10-15% del totale. Fino alla settimana scorsa è stato venduto tanto riso, i prezzi sono alti ma anche i risicoltori hanno dovuto affrontare costi notevoli».Carlo Emilio Zucchella, presidente Cia e risicoltore, dice che «Francese è persona intelligente e un abile comunicatore e tira acqua al suo mulino. Che si lamenti dei prezzi alti è un po' strano: è una legge di mercato, chi ha del riso aspetta a vendere visti i continui rialzi dei prezzi, ma la maggiore parte degli agricoltori non lascia il riso nei magazzini perché deve pagare le spese. Dice che non ci sarà più riso perché devono pagarlo troppo? Ma i prezzi li fa sempre l'industria, hanno concluso precontratti a livelli molto inferiori agli attuali. Francese vuole fare passare gli industriali per quelli buoni e noi per i cattivi, ma è un po' un gioco al massacro. Il problema vero invece è il prossimo raccolto: non sapremo se avremo acqua per irrigare e anche se dovesse piovere a maggio e giugno ne avremo un 40% in meno». --