Sono 114 i minori ucraini nelle classi della provincia la metà è alle elementari
Silvio Puccio / pavia«Ci sono studenti che mi chiedono se arriveranno bambini ucraini anche nella loro classe». Questa l'atmosfera che si respira all'Ic Paolo Baffi di Broni, che secondo i dati dell'ufficio scolastico regionale ha già inserito da sola venti studenti ucraini: è il dato record tra le scuole della provincia. Sono 12 quelli iscritti alle elementari, altri otto alle medie, e studiano in quattro sedi gestiti dall'istituto tra Broni e Santa Giuletta.Buona parte di loro viene dalla zona di Leopoli, ovest Ucraina, ma altri sono scappati da regioni dove il conflitto è più intenso.«Gli studenti si stanno integrando bene - racconta il preside Paolo Della Porta - noi procediamo con gradualità per mettere tutti in condizione di frequentare a tempo pieno. Così abbiamo attivato percorsi di alfabetizzazione grazie anche all'aiuto dei volontari, che fanno da ponte per superare le barriere linguistiche. Una condivisione di energie per garantire l'inserimento migliore». Tra loro c'è Sofia Kruk, ucraina di 25 anni che, per cinque giorni la settimana, dedica due ore agli studenti: «Faccio lezione la mattina, riunendo i ragazzi di diverse classi. Insegno loro i rudimenti base dell'italiano - racconta - quelli che servono subito. E già dopo due settimane di corso fanno i compiti, cominciano a parlare e vanno anche alla lavagna. Stanno cominciando ad apprendere. Non abbiamo parlato della guerra, ma non sono così piccoli da non capire che la situazione non è semplice».Una volta infranta la barriera della lingua, anche lo sportello di ascolto della scuola entrerà in gioco per supportare i giovani. Il preside Della Porta sottolinea poi il ruolo dei cittadini italiani e ucraini residenti nel comune, che a Broni sono circa un centinaio su una popolazione totale di duemila persone: «Il buon successo dell'integrazione dipende anche dalla collaborazione delle famiglie, che abbiamo coinvolto con incontri e comunicazioni per facilitare il processo. In alcuni casi, sono stati gli ucraini residenti qui a mettersi in viaggio verso il confine polacco, portando le famiglie nel Comune». --