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il casoPaolo Russo / RomaSarà anche presto per chiamarla quinta ondata ma fatto è che ieri i contagi hanno sfiorato quota 100mila, fermandosi a 96. 365. Il dato più alto dall'8 febbraio scorso, il triplo dei casi del giorno prima, 11mila in più di quelli che si erano contati il martedì di una settimana fa. I morti sono 197, anche questi in crescita di circa un 10% in sette giorni, mentre il tasso di positività è al 15%, praticamente il doppio rispetto a fine febbraio, quando sembrava che ci avviassimo verso una primavera senza virus o quasi. Ma a sparigliare le carte ci ha poi pensato prima Omicron 2, più contagiosa del 30% rispetto alla già ultra infettiva variante originale, poi quel certo rilassamento nella popolazione, un po' per la paura della guerra che la fa da padrona su quella per il Covid e un po'per una narrazione che nella fine dello stato di emergenza ha visto scorrere in anticipo i titoli di coda della pandemia. Il fisico Giorgio Sestili prova a consolarci rilevando che la crescita c'è, ma è meno impetuosa di prima, perché se nei giorni scorsi si è arrivati «fino a un picco del 40% di casi in più, negli ultimi sette l'incremento è sceso al 13%». «Attualmente non ci sono elementi di preoccupazione, però sarebbe strano abbandonare tutte le precauzioni, a cominciare dalla mascherina al chiuso», è il suo invito alla prudenza. Resta da capire, da qui a una settimana, se e in che misura a questo alzata di testa dei contagi corrisponderà un'aumentata pressione sugli ospedali. Che è poi quel che più conta per capire se è il caso di proseguire sulla road map del ritorno alla normalità o se non sia il caso di invertire almeno per un po'il senso di marcia. Ieri nei reparti di medicina c'erano 241 ricoverati in più rispetto al giorno prima, 496 se il raffronto lo si fa con il martedì della scorsa settimana. L'occupazione dei letti nella cosiddetta "area non critica" è al 13%, ma nelle ultime 24 ore è cresciuta in 14 regioni, raggiungendo valori superiori al 20% in Calabria (34%), Umbria (30%), Basilicata (28%), Sicilia (24%), Sardegna e Marche (21%), evidenzia l'Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali. La situazione è invece stabile nelle terapie intensive, dove il tasso di occupazione dei letti è al 5%. Ma come si era già visto a gennaio con Omicron le forme più gravi di malattia sono più rare di quelle c con la Delta. Una quindicina di giorni dopo aver viaggiato ai primi di gennaio intorno ai 200mila contagi al giorno, arrivarono a contarsi anche più di 400 morti in 24 ore e i reparti chiudevano ai pazienti no Covid, dovendo lasciare ai positivi oltre 20mila letti. A far pensare un po'più positivo ora c'è il fatto che non solo è aumentato il numero dei vaccinati anche con il booster, ma è cresciuta enormemente la popolazione immunizzata dall'infezione. Questo non vuol dire però che se i contagi continuassero a salire non si finisca alla fine per pagare un conto comunque salato. A ricordarcelo sono i nostri vicini di casa europei, dove la curva dei contagi ha preso a risalire prima che da noi. In Gran Bretagna, dove già da tempo sono state cancellate tutte le restrizioni, i contagi sono 80mila al giorno e i ricoverati nei reparti ordinari oltre 16mila. La Germania ha raggiunto un'incidenza di 1. 733 casi settimanali ogni 100mila abitanti (il doppio che da noi). Numeri che ieri hanno spinto Hans Kluge, responsabile Oms per l'Europa, a tirare le orecchie ai Paesi Ue, Italia compresa, colpevoli a suo avviso di avere «abbandonato troppo brutalmente le misure anti-Covid». «Ho sempre detto che la pandemia non è finita, dobbiamo continuare ad avere un'attenzione particolare all'utilizzo delle mascherine al chiuso e poi affrettarci a fare le terze dosi», ha raccomandato a sua volta il ministro della Salute Roberto Speranza, cercando di spronare quei 7 milioni di italiani che devono ancora fare il booster. Riferendosi in particolare ai 3 milioni che passati quattro mesi dalla seconda dose potrebbero fare la terza ma non si fanno avanti. Se sia il caso di somministrare la quarta dose agli anziani, ha aggiunto il ministro, «lo valuteremo nei prossimi giorni con la nostra comunità scientifica». Che sul tema è però divisa. --© RIPRODUZIONE RISERVATA