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corrispondente a washingtonLa campagna militare russa in Ucraina segna il passo, le forze di Kiev hanno riconquistato alcuni sobborghi di Kiev e la reazione di Mosca per ora è un «attacco indiscriminato e deliberato su obiettivi civili». Una guerra sempre più brutale, la definiscono gli alti funzionari dell'Amministrazione Usa che potrebbe avere un ulteriore scatto sulla scala della pericolosità. Se stretto all'angolo, Putin potrebbe ricorrere ad armi tattiche chimiche e batteriologiche. È stato lo stesso presidente Usa Joe Biden ad avanzare l'ipotesi l'altra sera dopo aver incontrato i Ceo di alcune grandi aziende americane. Ieri fonti del Pentagono hanno precisato, senza smentire il presidente, che gli Stati Uniti «al momento non hanno indicazioni concrete di un imminenti impiego di armamenti chimici o batteriologici», ma lo scenario rientra fra quelli più temuti a Washington poiché ritenuto credibile. Nei giorni scorsi il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, ha avvertito l'omologo russo Nikolai Patrushev sulle gravi «conseguenze in caso di ricorso alle armi chimiche». Nelle stanze della Difesa si valutano diversi scenari sulle reazioni di Putin. Uno di questi riguarda il nucleare. La settimana scorsa il direttore dell'intelligence militare (Dia), Scott D. Berrier, ha detto al Congresso che Mosca potrebbe «aumentare la sua deterrenza atomica per proiettare una percezione di forza nei confronti dell'Occidente». Putin ha annunciato alla fine di febbraio l'attivazione del dispositivo nucleare (il primo di 4 livelli). Non è chiaro quali saranno le prossime mosse, ma sicuramente - notano gli esperti della Difesa - l'azione di Putin ha modificato le basi su cui si regge il concetto di deterrenza che per decenni ha gestito l'equilibrio fra Mosca e Washington. La Russia possiede 1940 armi nucleari tattiche. Queste sono svincolate da qualsiasi trattato, le potenze atomiche possono dispiegarle come vogliono. Gli americani dal canto loro hanno appena 100 dispositivi dislocati in Europa. Benché queste armi abbiano una potenza distruttiva inferiore a quella sprigionata ad Hiroshima (che resta il paragone su cui si è misurato il grado di devastazione nella Guerra Fredda), possono generare distruzione ed essere impiegate in battaglia per cambiare le sorti di un conflitto. È questo che Washington teme possa essere una delle opzioni in mano al Cremlino. La dottrina strategica russa infatti è nota come «escalation per de-escalation», formula complessa che significa in pratica assestare un colpo decisivo per costringere il nemico alla resa. Mosca ha già testato questo approccio in alcune esercitazioni: nel 1999 simulò un attacco della Nato a Kaliningrad e per uscire dallo stallo Mosca sparò un'arma nucleare sulla Polonia. A rendere lo scenario ucraino più delicato è il fatto che la Russia ha dispiegato in Bielorussia una batteria di missili Iskander, capaci di trasportare micro testate nucleari. La stessa Bielorussia potrebbe - dicono fonti d'intelligence Nato - entrare nel conflitto con l'obiettivo di bloccare il transito di armi dalla Polonia all'Ucraina. Oggi Biden arriverà in Europa, accompagnato dal segretario del Pentagono Lloyd Austin e da Antony Blinken. Domani parteciperà al vertice Nato, al G7 e al summit Ue. Il tema della reazione all'impiego di armi proibite sarà sul tavolo, e ieri presentando la missione del presidente Sullivan ha fatto esplicito riferimento al nucleare russo. A stretto giro di posta gli ha risposto il Cremlino sottolineando che il ricorso al nucleare «avverrà solo in caso di minaccia esistenziale». La Casa Bianca punta nella tre giorni europea (dopo Bruxelles, Biden andrà in Polonia dove avrà un bilaterale con Duda, visiterà un centro profughi e le truppe Usa) a rafforzare l'unità della coalizione occidentale. In quest'ottica si lavora anche a un «aggiustamento della disposizione delle forze militari sul fianco orientale della Nato». Sullivan ha spiegato che i tre obiettivi che si era posto Putin - sottomettere gli ucraini, rafforzare il prestigio russo e dividere l'Occidente - sono tutti falliti. E questo grazie alla risposta compatta degli alleati. «Siamo più uniti che mai», ha detto Biden e «continueremo a garantire che Putin paghi un pesante prezzo economico per le sue azioni». Infatti domani potrebbero arrivare nuove sanzioni. La Casa Bianca non le ha dettagliate evitando anche di fare riferimento al comparto energetico. «Siamo consapevoli che gli Usa possono muoversi più liberamente su petrolio e gas essendo produttori, questo non può farlo l'Europa», ha spiegato Sullivan facendo capire che Washington non intende fare pressioni. Uno degli obiettivi è invece il rafforzamento delle ritorsioni già esistenti anche nei meccanismi di controllo per impedire che qualche Stato possa eluderle. --© RIPRODUZIONE RISERVATA