Vaccini e integrazione, scuole mobilitate

Sandro Barberis / paviaSono iniziati gli inserimenti nelle scuole della provincia di Pavia dei bambini e della bambine in fuga dall'Ucraina invasa dai russi. A spiegarlo è l'ufficio scolastico provinciale che sta coordinando le procedure d'inserimento. Ingressi che sono avvenuti a macchia d'olio sul territorio della provincia di Pavia.il protocollo atsAttualmente i minori ucraini in provincia di Pavia sono circa 430, di questi 117 sono già stati presi in carico dall'Ats di Pavia. A tutti è stata rilasciata la tessera sanitaria: 52 avevano già le vaccinazioni previste, altri 65 no. Per questo Ats sta dando vita a protocolli sanitari ed anti Covid per l'inserimento dei bimbi ucraini nelle scuole. «Per l'inserimento servono sia le vaccinazioni dell'infanzia obbligatorie sia quelle contro il Covid a partire dai 5 anni in su - spiegano dall'Ats di Pavia -. Per quanto riguarda la tutela vaccinale la strategia che stiamo discutendo è questa. Prima di tutto è necessario passare da un centro vaccinale per la valutazione prima di accedere ad una scuola. A questo punto il centro effettua la valutazione; se vi è una documentazione adeguata a supporto, si rilascia il relativo certificato. Invece se il soggetto non è vaccinato e non ha documentazione, si raccomanda l'offerta della vaccinazioni previste, al fine di ottenere il pass per la scuola. I certificati in lingua ucraina o russa, scritti in cirillico, possono essere tradotti e acquisiti anche dall'Ats di Pavia». le scuole si organizzanoA condividere le linee guida sanitarie è anche l'ufficio provinciale. «Dal punto di vista tecnico-sanitario gli uffici scolastici recepiscono le norme generali stabilite a livello nazionale e poi declinate su scala locale dalle Ats - spiega la presidente dell'associazione nazionale preside per le province di Pavia e Lodi, Giusy Moroni -. A livello operativo abbiamo sottolineato la necessità di favorire al massimo l'integrazione. Nelle province di Pavia e Lodi sono arrivati molti bambini ucraini. Una volta quindi espletate le formalità sanitarie, bisogna puntare prima di tutto sulla comunicazione. In Ucraina la seconda lingua insegnata nelle scuole è il russo, ma abbiamo notato che molti sanno l'inglese che può essere quindi una prima lingua per comunicare. Poi bisogna insistere sull'alfabetizzazione in italiano. In questo vogliamo coinvolgere anche i bambini e le bambine di origine ucraina che erano già presenti sul territorio». Per l'accoglienza le scuole stanno ricevendo anche dei contributi economici del ministero dell'Istruzione, denari che arrivano in maniera proporzionale rispetto al numero di alunni ospitati da ciascuna scuola. Servono per finanziare i progetti d'accoglienza. «Non sono cifre astronomiche - aggiunge la referente per le province di Pavia e Lodi dell'associazione presidi -. Ma di certo aiutano nella gestione di questa situazione anche a livello scolastico».L'inserimento, comunque, avviene in maniera progressiva e "dolce". Basti pensare che ad esempio l'istituto comprensivo di Valle Lomellina, paese dove c'è il centro d'accoglienza più grande in provincia (una ventina di donne con figli), al momento non ha ancora inserito alunni ucraini nelle classi.--© RIPRODUZIONE RISERVATA