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m. grazia piccalugaLe opere meno conosciute di Padre Costantino Ruggeri per il primo compleanno del Piccolo Chiostro San Mauro. In mostra fino al 30 aprile nell'ala recuperata del monastero di via Riviera.Ci sono i primi lavori, alcuni inediti, del frate artista che - ricorda l'architetto Luigi Leoni, presidente della fondazione Frate Sole - «intendeva l'arte come azione forte per aiutare l'uomo e la comunità a crescere». E il Piccolo Chiostro va in questa stessa direzione: essere un riferimento per la città, un luogo nel quale costruire relazioni, accogliere, generare esperienze di solidarietà.«Il compleanno arriva dopo un anno non semplice: prima la pandemia, ora la guerra - ammette Andrea Romboli, volontario dell'associazione Piccolo Chiostro -. Viviamo nell'epoca dell'incertezza ma in questo spazio restituito alla comunità proviamo a dare risposte ai bisogni. Non è semplicemente un progetto, è un soggetto che pulsa, un bene comune». Grazie al sostegno di 52 soci e a una sessantina di volontari in questa porzione dell'antico monastero dei re longobardi sono nati - grazie alla tenacia di don Franco Tassone e dei suoi collaboratori - un pronto intervento per donne fragili, un percorso di recupero per chi deve regolare piccoli conti con la giustizia e un centro per lo studio, la diagnostica e la conservazione delle opere d'arte. «In questo primo anno di vita, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, con il coordinamento di Elena Spadone sono stati realizzati incontri con scrittori, una mostra d'arte, un concerto - ricorda il presidente dell'associazione, Roberto Vigo -. Vorremmo farci conoscere di più perché questo luogo è stato recuperato per tutta la città». IL frate della luceLa mostra, aperta da domani, racconta in sintesi il lungo percorso artistico di padre Costantino (1925-2007), svolto quasi interamente a Pavia, nella mansarda all'ultimo piano del convento di Canepanova e nel laboratorio attiguo. «E' una piccola ma significativa esposizione che svela anche alcuni lavori poco conosciuti, quelli realizzati nei primi anni '50-'60 - racconta Leoni che in quel periodo, giovane architetto, aveva cominciato ad affiancare padre Costantino -. Ci sono gli arredi sacri, suppellettili, calici e pissidi in bronzo, ferro, gesso, a cui si è dedicato all'inizio. C'è poi una casula, una delle tante per le quali aveva realizzato disegni pieni di colore». In mostra anche i bozzetti delle chiese che hanno reso Frate Sole noto in tutto il mondo. Chiese bianche, gusci di luce, con le vetrate colorate che sono la sua cifra stilistica. «Immaginando di accostare tutte quelle che ha realizzato si raggiungono 12 chilometri di vetrate artistiche» spiega Leoni che è rimasto al fianco di padre Costantino fino alla fine. C'è la chiesa più grande, quella Divino Amore di Roma, che padre Costantino e Leoni mostrarono, ancora in modellino, a Papa Giovanni Paolo II che poi la consacrò nel 1999. Ci sono le chiese del Burundi, il santuario di San Francesco Saverio a Yamaguchi, in Giappone. E l'ultima chiesa, la cappella della Theotokos, Madre di Dio, accanto al Santuario della Grotta del Latte a Betlemme, consacrata nel 2006, pochi mesi prima della sua scomparsa.