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il reportageinviato a kievVinogradar è stata fondata nel 1935 da I.I. Bekasov, un agricoltore che in questa porzione settentrionale di Kiev piantò una vite, da cui il nome. Poco più tardi vide la luce l'omonimo kolchoz, la fattoria collettiva che rappresentava il vigneto della capitale ucraina. A partire dal 1975, per volere del segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica Leonid Breznev, gran parte della campagna venne asfaltata per dare vita a un mastodontico quartiere dormitorio. Oggi a fianco di quella pianificazione urbanistica sorge Nuova Vinogradar, quartiere in divenire che unisce funzionalità abitativa e canoni estetici ispirati alla sostenibilità. Un complesso residenziale su cui gli stessi abitanti del vecchio vigneto di Kiev hanno investito nella speranza di garantire a loro stessi e ai figli un futuro prossimo allo stile di vita europeo. Una speranza nutrita sino al 24 febbraio, quando l'armata russa ha invaso l'Ucraina, dando inizio all'assedio della capitale. Ed è su Vinogradar che gli strateghi di Vladimir Putin avevano puntato per infiltrare quinte colonne, puntatori e sabotatori. A dirlo sono fonti interne ucraine secondo cui, già la scorsa estate, nel quartiere sono arrivati diversi cittadini russi. «Erano spesso coppie giovani che prendevano in affitto appartamenti, come turisti o perché dicevano di essere stati appena assunti in prova». In realtà, secondo le fonti, erano «agevolatori» inviati per facilitare da dentro la presunta operazione lampo con cui Putin voleva mettere le mani su Kiev. «Dovevano attivarsi a comando e avrebbero dovuto agire con operazioni di sabotaggio o di distrazione, o identificando potenziali obiettivi, cose o persone». L'operazione lampo però non c'è stata e «alcuni infiltrati sono stati identificati, traditi da documenti farlocchi, altri sono fuggiti, altri sono rimasti in stato latente, nascosti in attesa di capire come muoversi». Vinogradar, suo malgrado, si è riscoperta teatro di una spy story sulla direttrice che porta verso Irpin, Bucha, Hostomel, i sobborghi situati al di là del grande parco attraversato dal raccordo di Kiev, e dove si stanno consumando gli scontri cruenti, sin dalle prima battute del conflitto. Anche ieri lo scambio di fuoco si è intensificato con i russi che hanno colpito, come di consueto, al mattino presto, mentre gli ucraini hanno risposto a suon di lanciarazzi multipli. Un colpo di mortaio contro il villaggio di Makariv, nella regione di Bucha, ha ucciso sette persone e ferito altre cinque. La controffensiva di Kiev sembra sortire gli effetti sperati. Secondo Oleksandr Hruzevych, vicecapo di stato maggiore dell'esercito ucraino, sarebbe stato arginato il tentativo delle forze armate russe di accerchiare Kiev mantenendo il controllo delle due principali strade che portano alla capitale sulla riva destra e sinistra del Dnipro. «Ad oggi, il nemico è stato fermato a una distanza di quasi 70 chilometri dalla riva destra» del fiume che divide in due Kiev, ha detto Hruzevych. Inoltre, anche «sulla riva sinistra l'avanzata è stata fermata. Il nemico sta cinicamente sparando alle nostre infrastrutture», ma «le principali vie di attacco sono bloccate». Fonti di intelligence rivelano che i russi stiano dando il via a un riordino delle forze fuori Kiev dopo i colpi inferti dalla resistenza e in vista di una nuova offensiva sulla capitale che ci sarà tra i cinque e i dieci giorni. Più in generale, «durante la giornata non ci sono stati cambiamenti significativi nella situazione operativa, il nemico è stato fermato in quasi tutte le direzioni in cui stava avanzando» riferisce il portavoce del ministero della Difesa dell'Ucraina Oleksandr Motuzyanyk. Ed è forse per questo che, assieme al riordino delle forze sul campo, Mosca inizia a sfoderare armi ancora non utilizzate come il missile balistico duale ipersonico Kh-47M2 Kinzhal (pugnale) che avrebbe fatto il suo esordio in combattimento nelle scorse ore. Secondo stessa ammissione dello Stato maggiore di Putin sarebbe stato lanciato da un Mig-31K, contro un deposito di munizioni sotterraneo a Delyatin, nella regione di Ivano-Frankovsk, non lontano dalla Romania. L'obiettivo era, in epoca sovietica, un deposito per le testate nucleari. Il leader del Cremlino l'aveva definita «arma ideale» quando, nel marzo del 2018, ne aveva parlato in pubblico. È la prima volta che viene utilizzata un'arma del genere, in grado di trasportare anche testate nucleari, e ciò avviene mentre infuria la battaglia nel Sud, dove l'armata russa ha intensificato gli attacchi per fare cadere Mariupol, dopo essere entrata in città con i carri armati. In centro si combatte strada per strada così come per il controllo dell'impianto siderurgico, una delle strutture industriali chiave dell'Ucraina. Il sindaco di Mariupol ha denunciato che «gli occupanti russi stanno costringendo i residenti a partire per la Russia» e aggiunge che i residenti di Mariupol catturati sono stati portati in campi, dove i russi hanno controllato i telefoni e i documenti delle persone. Dopo l'ispezione, alcuni residenti di Mariupol sono stati reindirizzati in città remote della Russia, mentre il destino di altri è sconosciuto. Scene drammatiche sono state documentate anche a Mykolaiv, altro obiettivo chiave dei russi sul Mar Nero. Almeno ottanta corpi sono stati estratti dalle macerie delle caserme colpite venerdì dai bombardamenti. I russi sono riusciti anche a isolare le forze ucraine dall'accesso al Mar d'Azov, ma il ministero della Difesa di Kiev ha comunicato che il nemico non ha compiuto progressi «significativi», anzi «è stato fermato in quasi tutte le direzioni in cui stava avanzando». Mosca avrebbe anche perso un altro generale che si aggiunge agli altri dieci morti dall'inizio dell'invasione. L'altra faccia della guerra è il dramma di chi è costretto a fuggire, sono oltre 3,3 milioni i rifugiati, secondo le Nazioni Unite. In 190 mila sono riusciti a scappare grazie ai corridoi umanitari, gli sfollati, rimasti intrappolati nel conflitto arriverebbero a quasi 6,5 milioni. L'escalation stride con i presunti progressi registrati sul piano negoziale, e fa pensare a un dilatamento del conflitto. In virtù del quale l'Ucraina ha aperto campi speciali per prigionieri di guerra russi, nel rispetto della Convenzione di Ginevra, dove assieme ai soldati catturati in battaglia potrebbero aggiungersi le quinte colonne di Vinogradar. --© RIPRODUZIONE RISERVATA