Maria Amelia Monti sul palco di Stradella «Porto in scena l'intramontabile Ginzburg»

Un lui, una lei. Una coppia in crisi, spiantata e irrisolta, e un'esistenza che sembra in balìa degli eventi, destinata a girare a vuoto su sé stessa in un vortice tragicomico: è questa la situazione in cui ci catapultano Maria Amelia Monti e Roberto Turchetta in "La parrucca" e "Paese di mare", due atti unici di Natalia Ginzburg che sembrano l'uno la continuazione dell'altro, in scena giovedì sera alle 21 al Teatro Sociale di Stradella. I due attori, nei panni di Betta e Massimo, conducono una spasmodica ricerca di stabilità in un meccanismo beckettiano irresistibile, una montagna russa di slanci entusiastici e brusche cadute. A raccontarci qualcosa in più dello spettacolo è la stessa protagonista, nota al grande pubblico per l'esordio a "La tv delle ragazze" e per la longeva sitcom con Gerry Scotti "Finalmente soli".Di Natalia Ginzburg, autrice nota più per i romanzi che per i testi teatrali, è appena trascorso il trentennale dalla scomparsa. Lei ha già interpretato in passato "La segretaria" e "Ti ho sposato per allegria", come mai ha deciso di tornare a interpretare una sua opera? «In primo luogo perché sono innamorata dell'atmosfera che si respira nei suoi copioni, della malinconia che li pervade, e poi, soprattutto, perché sono affascinata dai suoi personaggi femminili, così simili l'uno all'altro da sembrare sempre lo stesso».In che senso? «Quelle portate in scena dalla Ginzburg sono donne ingenue, stropicciate, inclini alla depressione. Donne che si fanno trascinare qua e là come aquiloni ma che non sono vittime degli eventi, padrone di un loro complesso mondo interiore, sincere e genuine, irresistibilmente simpatiche anche se piene di contraddizioni. Più che singole donne sono esponenti di una certa tipologia femminile che non mi assomiglia minimamente, sia chiaro, ma che mi sembra di conoscere molto bene perché la ritrovo nei miei ricordi d'infanzia, nei dischi di Caterina Caselli che ascoltavano le mie sorelle, negli abiti che indossavano le loro amiche, in un certo modo di pensare e di agire che è proprio degli anni Sessanta».I testi risaliranno anche a quel periodo, ma a guardarli oggi si ha la sensazione che la società italiana non sia cambiata poi molto: Betta e Massimo sono due spiantati in cerca di fortuna, costretti a chiedere sostegno economico ai genitori.«La verità è che questi testi, come tutti i veri classici, possono essere letti su più livelli. Il livello storicizzato, che fa riferimento agli anni in cui sono ambientati, fa ridere gli adulti, mentre quello attuale, che si riflette nel presente, lascia l'amaro in bocca ai più giovani. I primi ricordano con affetto un'era ormai lontana, mentre i secondi ne riconoscono le dinamiche peggiori nel mondo di oggi».Eppure in pochi definirebbero "classici" i copioni della Ginzburg.«È vero, sono stati molto criticati e sottovalutati. Eppure io (che ho avuto la fortuna di interpretare "La segretaria" davanti a lei) continuo a trovare straordinari l'ironia, la semplicità e la leggerezza con cui era capace di raccontare anche le situazioni più drammatiche, facendole diventare quasi comiche. Sta tutta qui, secondo me, la grande forza della sua scrittura».serena simula