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Uski AudinoAlberto Simoni Quando il Pentagono lancia l'allarme, «è pienamente possibile che Putin muova preso le truppe», al Dipartimento di Stato hanno già dato l'ordine di lasciare l'ambasciata americana a Kiev. Il personale sarà trasferito a Leopoli. Mentre il cancelliere tedesco Olaf Scholz è a Kiev per cercare una soluzione diplomatica e domani sarà al Cremlino da Putin, Washington sembra non cogliere alcun segnale di de-escalation da parte russa, nonostante alcuni messaggi giunti da Mosca, su un'apertura o quantomeno un'estensione della via diplomatica. Ci sperano Boris Johnson e Joe Biden che ieri al telefono hanno ribadito che lo spazio per i negoziati c'è.Resta sempre il mistero sulle reali intenzioni di Putin. «Non sappiamo cosa ha deciso», spiega il portavoce del Pentagono John Kirby. Ma la macchina militare e di sicurezza marcia a pieno ritmo. Gli americani hanno mostrato a Zelensky le prove che indicano in domani, 16 febbraio, la data fissata dai russi per l'offensiva. Per tutta la giornata, fino a sera, la diplomazia si è ripresa la scena, con gli sguardi concentrati sui colloqui di oggi tra Scholz e Putin. Nessuno, nemmeno a Berlino, avrebbe immaginato fino a poco fa che questi colloqui avrebbero potuto avere un ruolo così decisivo. «Da Mosca ci aspettiamo con urgenza segnali di de-escalation» aveva scritto ieri mattina il cancelliere su twitter, in partenza per l'Ucraina. E questa volta i segnali da Mosca sono arrivati: il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato di «chance» di trovare un accordo, mentre il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha informato Putin che «alcune di queste esercitazioni stanno finendo, altre saranno completate nel prossimo futuro». Un caso? Forse.A Berlino la stampa da giorni si interroga su una questione: cosa offrirà Scholz allo Zar? Tra le molte ipotesi, la più concreta riguarda una possibile «moratoria», cioè la sospensione temporanea di un ingresso dell'Ucraina nella Nato. Potrebbe essere questo il "game changer" nelle trattative con Putin, si legge su Tagespiegel, e la domanda diretta arriva a Scholz a Kiev mentre è in conferenza stampa con il premier Zelensky. Il cancelliere ribadisce, come va ripetendo da settimane, che un ingresso dell'Ucraina nella Nato «non è all'ordine del giorno» e non è un tema in discussione sui tavoli negoziali. Potrebbe trattarsi del passo "di lato" necessario per evitare la questione di principio circa la politica delle "porte aperte" della Nato. Ieri mattina all'ambasciatore ucraino a Londra Vadym Prystaiko era scappato detto in un'intervista con la Bbc che l'Ucraina era pronta ad essere «flessibile» rispetto alla sua ambizione di unirsi all'Alleanza Atlantica. E sollecitato sulla questione il premier ucraino ha risposto in conferenza stampa che la sua principale preoccupazione è la sicurezza e la difesa del suo paese mentre sull'ingresso nella Nato l'Ucraina deve poter decidere da sola perché «dipende solo dal popolo ucraino come scegliere». Zelensky si è poi detto favorevole a «portare avanti» i colloqui sull'applicazione degli accordi di Minsk nel cosiddetto Formato Normandia, composto da consiglieri di Russia, Ucraina, Germania e Francia.Sui venti di guerra anche da parte ucraìna arrivano due segnali di distensione o almeno di preoccupazione non imminente. Il primo dal segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale Oleksiy Danilov, secondo il quale «a oggi non vediamo che un'offensiva su larga scala della Federazione Russa possa accadere il 16 o il 17» febbraio. Il secondo dal ministro della Difesa ucraìno Oleksiï Reznikov che ha definito «positivo» il colloquio telefonico sulla sicurezza avuto con il suo omologo bielorusso, che ha in corso le esercitazioni militari con la Russia. Sulla crisi ucraina e i suoi nuovi sviluppi è possibile si parli a margine dell'incontro di giovedì a Bruxelles tra Ue e Unione Africana, fa sapere una fonte Ue, mentre si valuta l'opzione di un G7 straordinario virtuale. Intanto nei corridoi dei ministeri a Berlino la guerra non è data affatto per sicura. Alla domanda: c'è da aspettarsi qualcosa dal viaggio del cancelliere? Fonti di governo ci rispondono «se non fosse così, il viaggio non avrebbe senso». --© RIPRODUZIONE RISERVATA