«Il rebus è come un giallo» In un libro Pietro Ichino racconta segreti e passioni
m. grazia piccalugaDomani, alle 17, nel salone Teresiano della Biblioteca Universitaria Pietro Ichino, professore di Diritto del Lavoro e avvocato, deputato e poi senatore dal 2008 al 2018, presenta il suo libro L'ora desiata vola. Guida al mondo dei rebus (Bompiani). Dialoga con il professor Giuseppe Antonelli, ordinario di Linguistica a Pavia. Professor Ichino, nel suo libro sostiene che il rebus sia un gioco democratico. «E' un gioco accessibile a tutti, perché non costa niente. Del resto, le riviste che pubblicano rebus hanno centinaia di migliaia di lettori, distribuiti in tutti gli strati sociali».Tuttavia richiede una perfetta padronanza della lingua.«In ogni gioco ci sono i più dotati e i meno dotati, i livelli di difficoltà maggiori e quelli minori. È vero che nei rebus chi conosce meglio la lingua è avvantaggiato; però chi la conosce meno può trovare proprio in questo gioco un modo per conoscerla meglio».Vuole dire che il rebus potrebbe essere uno strumento per insegnare l'italiano?«Certo che sì! Risolvere i rebus fa conoscere nuove parole; costringe a considerare le diverse radici etimologiche delle parole bisenso; può servire nell'insegnamento dell'analisi logica, oppure per mettere a fuoco la struttura della proposizione, molto più varia nell'italiano che in altre lingue».Servirebbero insegnanti appassionati di rebus.« Sul mio sito web ho caricato un po' di materiale didattico utilizzabile; altro ne verrà messo a disposizione in un sito web dell'Associazione Rebussistica Italiana in allestimento. In ottobre a Ferrara si svolgerà un evento per gli insegnanti».Nel libro sostiene anche che il rebus è una metafora della vita. Cosa intende dire? «Nei rebus l'immagine mostra una realtà apparente, sotto la quale se ne nasconde un'altra che emerge attraverso una metamorfosi testuale. Qualche cosa di analogo accade ogni volta che sotto una realtà apparente se ne cela un'altra: per esempio nella politica, nel mercato del lavoro, nei rapporti familiari e affettivi. Tutto sta nello scoprire la verità nascosta attraverso gli indizi disseminati nella realtà apparente».Come in un libro giallo. «Anche il libro giallo è una sorta di gioco nel quale il lettore, in gara con l'investigatore, cerca di individuare tutti gli indizi rilevanti, mettendoli insieme come in un puzzle, per arrivare a scoprire l'assassino prima dell'ultima pagina del racconto. E così come nel giallo accade che il lettore non ci riesca, ma ciononostante si goda molto la scoperta finale, allo stesso modo nel gioco del rebus accade di non trovare la soluzione, ma questo nulla toglie al piacere di scoprirla, alla meraviglia della metamorfosi testuale che in essa si realizza.Come è avvenuta la sua iniziazione a questo gioco? «Ero ancora un bambino quando i miei mi inviavano d'estate in montagna ospite da un mio zio, che amava molto giocare con le parole e in particolare il gioco del rebus. Anche la mia nonna materna aveva sempre con sé la Settimana Enigmistica: diceva che gliela prescriveva il medico. Furono loro a insegnarmi le regole essenziali».E ora lei svela questi segreti ai profani. «Sì: per entrare in questo mondo incantato occorrono alcune "chiavi": oltre alle regole del gioco, anche le figure ricorrenti più frequentemente - are, redi, olle, ile, faci, e così via. E qualche segreto, per esempio il repertorio delle corone nobiliari: perché i rebus sono pieni anche di re, principi, conti e duchi, e se non si sanno distinguere le rispettive corone ci si impantana».Un consiglio a chi non conosce questo mondo?« Entrarci senza paura: la fatica iniziale è minima rispetto alla sorpresa e al divertimento della metamorfosi delle "prime letture" in soluzioni, che qualche volta sono veramente meravigliose».Un esempio? «Il più bello l'ho utilizzato come titolo del libro. Si vede un signore, individuato dalle lettere LO, seduto a tavola con piatto, posate e bicchieri, che si fa la barba: LO radesi a tavola = L'ora desiata vola. Non è meraviglioso?». --© RIPRODUZIONE RISERVATA