Il Comune compra due auto elettriche con i fondi regionali
Maria Fiore/VIGEVANOSette assegni sottoscritti come garanzia per restituire 35mila euro, ma in realtà collegati a un conto fantasma. Titoli che Francesco Caruso, ex direttore delle Poste di Vigevano, davanti al giudice del Tribunale di Pavia ha disconosciuto, ma che per il consulente, che ha esaminato la grafia, sarebbero stati firmati proprio da lui. Caruso, che ha in corso diversi procedimenti penali per reati che sarebbero stati commessi quando era direttore delle Poste, dovrà pagare 35mila euro a un giovane barista che si era rivolto a lui per acquistare gli arredi e i macchinari di una nuova attività commerciale. la ricostruzione La vicenda risale al 2017. A marzo di quell'anno un vigevanese che vuole aprire un nuovo bar chiede un consiglio a un altro gestore per acquistare gli arredi della nuova attività. Il gestore lo mette in contatto con Caruso, all'epoca anche amministratore di una società che avrebbe dovuto fornire la merce. Caruso, secondo quanto ricostruito, si sarebbe fatto dare 20mila euro, assicurando la consegna degli arredi nel giro di qualche settimana. In autunno, però, la fornitura non c'è ancora. Alle sollecitazioni Caruso prima parla di ritardi, poi spiega che la società è fallita. A un nuovo incontro Caruso dice che può consegnare la merce ma servono altri 15mila euro. Passano i mesi, ma la merce non arriva. gli assegni Caruso, a garanzia della restituzione di quanto versato, avrebbe dato al barista sette assegni da 5mila euro l'uno, risultati però scoperti. Da qui l'ingiunzione di pagamento da parte del barista, a cui però Caruso si è opposto dicendo che le firme su quegli assegni erano stati falsificati da altri. «Faremo appello - spiega l'avvocato di Caruso, Stefano Benvenuto -. Il decreto ingiuntivo è stato emesso sulla base di assegni la cui provenienza non è stata accertata. Quindi i titoli sono nulli ed è nullo anche il decreto ingiuntivo». --