È Medvedev il guastafeste l'ostacolo per Nadal allo Slam

la storiaStefano SemeraroLa Leggenda e il Guastafeste, il Gentleman delle Baleari e lo Zar dei Pestiferi. Insomma Rafa Nadal e Daniil Medvedev, centrifugati sul centrale di Melbourne Park (ore 9, 30, diretta tv su Eurosport e Discovery+) per capire se a spuntarla sarà un sogno che viene da lontano o un progetto ancora da inquadrare. Nadal è stato lontano dal tennis sei mesi e con un chiodo fisso fra i pensieri: forse stavolta non ce la faccio. Forse è ora di dire basta. A 35 anni, non sarebbe neppure strano. «Per molto tempo non ho potuto nemmeno allenarmi. A volte rimanevo in campo 20 minuti, altre 45, altre due ore, altre nemmeno un secondo. E allora lavoravo in palestra». Una volontà feroce. Insieme con Federer, a Dubai impegnato in un problematico rientro, e al Djokovic furioso e non vaccinato, Nadal è a quota 20 Slam vinti. Il serbo fino a pochi mesi fa era strafavorito per la volata finale, ma la sconfitta a New York, proprio contro Medvedev in finale, oltre al Grande Slam gli ha impedito l'allungo. Dopo aver negato al Djoker l'impresa del secolo, Daniil sogna di inceppare anche la macchina da guerra (tennistica) di Nadal, che con il secondo successo a Melbourne diventerebbe il quarto a prendersi i quattro Slam almeno due volte (come Laver, Emerson e Djokovic) e supererebbe gli altri due Mostri, con la prospettiva di ripetersi fra pochi mesi nel suo feudo di Parigi. Medvedev, il vincitore dell'ultimo Slam e finalista in carica a Melbourne, è il n. 2 del mondo, Rafa un falso seis. I bookmaker visti i dieci anni di differenza danno il russo leggermente favorito, ma guai a fidarsi. Nel 2013, dopo sette mesi di stop, Rafa vinse Parigi, gli Us Open e tornò n. 1. Ha poi davanti chiarissimo l'esempio di Federer, che nel 2017 dopo sei mesi di stop per l'infortuno al ginocchio vinse gli Australian Open strappando proprio a lui un mitico quinto set. In Spagna, davanti all'ennesima resurrezione del Campeòn, che al rientro ha subito vinto un Atp 250, hanno sfoderato una parola d'ordine: «milagro». Un miracolo, rivedere Nadal a questi livelli nonostante l'età e le cicatrici. Osservarlo dismettere in cinque set i 22 anni di Shapovalov e in quattro le bombe di servizio di Berrettini per conquistarsi la 29ª finale Slam. Da anni Rafa sa benissimo che il problema congenito al piede sinistro (una deformazione dell'osso scafoide) lo costringerà a soffrire fino a fine carriera. «Ma nel mondo ci sono problemi ben più gravi. Per me sapere di poter ancora giocare a questi livelli è la vera felicità. Molto più importante che vincere il 21° Slam». Una grande verità, e una mezza bugia. Per Daniil l'infiammabile, che anche in semifinale contro Tsitsipas ha litigato con il giudice di sedia, sarà la quarta finale Slam, la seconda contro Nadal dopo quella degli Us Open pre-Covid e le due contro Djokovic. «Sono forti, eh? È buffo, a 8 anni palleggiavo contro il muro immaginando che fosse Rafa o Roger, poi è arrivato Novak. Li danno continuamente per finiti, invece sono sempre lì. Sono felice di poter impedire loro di fare la storia vincendo il 21 Slam, ma dovrò farmi trovare pronto». A tutto. Miracoli compresi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA