Sinner e Berrettini due italiani ai quarti dopo cinquant'anni
Stefano SemeraroSono la coppia più bella del mondo, e ci stanno abituando bene. Due giocatori insieme nei quarti degli Australian Open, il più astruso degli Slam, non li avevamo mai piazzati. A Matteo Berrettini, che il suo quarto se lo gioca già stamattina contro Gael Monfils - come nel 2019 a New York, e in fondo al viale c'è sempre la sagoma di Nadal - si è aggiunto Jannik Sinner, rapido ieri nel togliersi di dosso il podismo testardo ma fragile del demonietto De Minaur, la sua vittima sacrificale (tre match, tre vittorie). Quest'anno, è vero, in una specie di morbida rivoluzione geotennistica fra gli ultimi otto ci sono anche due canadesi; ma nella media statistica vince l'Italia. Noi abbiamo Matteo Berrettini, numero 6 Atp, finalista di Wimbledon, e il ventenne Abarth Jannik Sinner, numero 10; loro il 9 e il 12, Felix Auger-Aliassime e Denis Shapovalov. Nella storia una doppietta del genere ci era riuscita altre quattro volte sempre al Roland Garros, l'ultima quasi 50 anni fa, nel 1973, con la coppia di fatto, quasi simbiotica, composta da Panatta e Bertolucci. Prima di loro - in un dopoguerra ancora da cicatrizzare - era toccato al romano Marcello del Bello e all'istriano Gianni Cucelli, Kucel all'anagrafe; poi a Pietrangeli e Sirola, altro duo iconico e migrante: Nicola nato a Tunisi da madre russa, Orlando gigante partorito come Kucel dal Carso che si tuffa nel Quartaro. Infine, ancora a Pietrangeli e a Beppe Merlo, meranese irrituale, bimane, un filo logorroico, a tratti melodrammatico, antenato di Santoro con le sue spazzolate di diritto che disorientavano yankee e canguri, i padroni di allora. Jan e Matteo, il rosso e il bruno, non sono gemelli diversi, sono diversi e basta; e neppure opposti che si attraggono, piuttosto profili che si completano. Il romano atipico per nulla caciarone, anzi introspettivo, e il montanaro tutt'altro che gelido. Berrettini vince con la percussione, Sinner ti soffoca con il ritmo, tutti e due apprezzano il lavoro duro, l'applicazione, la progressione. I consigli e il riparo di due clan avvolgenti ma non intossicanti, la normalità umana che ricopre l'eccellenza sportiva. Matteo nei giorni scorsi ha speso parole dolci per l'amico/rivale («ci sentiamo ogni giorno, ci alleniamo insieme, il nostro è un ottimo rapporto»). Jan, che domani si troverà di fronte l'osso duro Stefanos Tsitsipas, numero 4 del mondo, ha ricambiato con qualcosa di più della cortesia. «Matteo è un gran bravo ragazzo e un grande giocatore, anche il suo team è umile, vicino a lui posso imparare molto. Ci siamo conosciuti meglio in Atp Cup, ho capito che è una persona normale. E io credo che più normale sei, meglio è». Arrivare in semifinale insieme, quella sì sarebbe un'impresa eccezionale. Ma a pensarci bene neanche troppo, per due come loro. --© RIPRODUZIONE RISERVATA