I nomi della Rosa. Con Luciana Castellina e Stefano Massini, Francesco Bei e Karima Moual

video Seconda giornata di votazione per il nuovo il capo dello Stato. Chi sono oggi i favoriti. Chi ostacola la salita al Colle di Mario Draghi. Quante partite sta giocando Matteo Salvini. A che punto sono i leader di partito in vista della formazione di un eventuale nuovo governo. Come reagisce il Paese davanti alla prima fumata bianca e alla poltica impigliata tra i veti incrociati. Ne parliamo a Metropolis con l'ex deputata e scrittrice Luciana Castellina e Stefano Massini, il vicedirettore di Repubblica e la giornalista Kamira Moual. Con un contributo speciale di Ascanio Celestini a sei anni dalla scomparsa di Giulio Regeni

Julian Lennon vende come Nft gli accordi di Hey Jude scritti da Paul McCartney

video Gli appunti compaiono gradualmente sul foglio ingiallito. La voce di Julian Lennon, nel frattempo, racconta la sotria dietro quegli storici accordi, scritti a mano, che hanno portato a una delle canzoni più famose dei Beatles: Hey Jude. Se vi siete chiesti, negli ultimi tempi, come sia fatto un NFT, ebbene ecco la risposta: può essere esattamente così. Gli appunti sugli accordi di Hey Jude, scritti dall'autore del brano, Paul McCartney, fanno parte di una serie di NFT che Julian Lennon, il figlio dell'ex Beatle John ucciso l'8 dicembre del 1980, ha deciso di mettere all'asta attraverso il suo sito Julien Auctions.Oltre allo storico documento, finiranno all'asta anche tre chitarre appartenute a Lennon, il cappotto che ha indossato per il film "Magical Mystery Tour" e il mantello di Help!. La particolarità di quest'asta che si terrà il prossimo 7 febbraio, tuttavia, è che Julian Lennon venderà questi cimeli senza cederli fisicamente. Si potranno acquistare, insomma, solo le loro copie digitali accompagnate dal racconto audio del figlio dell'ex Beatle. È il bello - e per molti il lato oscuro - degli Nft, vale a dire certificati che attestano la proprietà di opere digitali. In pratica i Non-Fungible Token, grazie alla tecnologia blockchain, consentono di trasformare opere digitali o analogiche in beni unici, validati dal loro autore che ne riconosce l'autenticità e dunque può cederne la proprietà. "Ho collezionato questi oggetti personali per circa 30 anni ed ero stufo di vederli rinchiusi in un caveau, dove ho dovuto tenerli perché non volevo che si danneggiassero" ha raccontato Julian Lennon a Variety, che ha pubblicato in anteprima la notizia sull'asta. “Abbiamo fatto alcune mostre in Europa con gli oggetti - ha aggiunto Lennon - e la mia intenzione era quella di fare un toru con i cimeli, e spero ancora di farlo prima o poi, ma ovviamente gli ultimi anni non hanno aiutato". Julian lennon dunque ha pensato che vendere i cimeli sotto forma di NFt "sarebbe stato un modo unico per tramandare l'eredità di mio padre". Una parte del denaro ricavato dall'asta andrà alla White Feather Foundation di Lennon, che utilizzerà i fondi per acquistare la rimozione del carbonio da Nori - una startup di Washington che ha mercificato la rimozione dell'anidride carbonica - sotto forma di Nori Carbon Removal Tonnes (NRT).di Pier Luigi PisaLeggi il blog su Italian Tech: Per me gli Nft sono una bolla speculativa irrazionale  video YouTube

Tatuaggi, il segno si cancella dalla pelle non sempre dall'organismo. Ecco come rimuoverli

video Tatuarsi qualcosa sulla pelle non è sempre una scelta definitiva. Chi si pente ha alcune opzioni per la rimozione, dalla chirurgia al laser. "Ma, come ci sono dei potenziali rischi nel fare un tatuaggio, esistono dei potenziali rischi nel momento in cui vengono cancellati. L'inchistro nero si può depositare nei linfonodi", spiega Antonio Cristaudo, direttore di Dermatologia clinica dell’Istituto San Gallicano di RomaA cura di Eleonora Giovinazzo

Mi manda Italian Tech / 8: il diritto alla partecipazione democratica online

video Nell'ottavo episodio della nostra guida ai diritti digitali, l'avvocato Ernesto Belisario spiega in cosa consiste il diritto alla partecipazione democratica online.Leggi l'approfondimentoSe avete domande o volete segnalare un caso di diritti digitali negati, scrivete a redazione@italian.tech oppure inviate un messaggio whatsapp al numero 393472794359.montaggio di Paolo Saracinografica di Riccardo Pulvirenti

Leggi razziali, il banco vuoto di Lia Finzi e dei bambini ebrei di Venezia: "Così ci cacciarono da scuola"

video Il Regio Decreto Legge del 5 settembre 1938 sancì l'esclusione di persone di 'razza ebraica' dalla scuola: insegnanti, alunni e personale ausiliario. All'epoca Lia Finzi aveva 10 anni e doveva iniziare la quinta elementare. Il papà di Lia era ebreo, la madre no. Lia e la sorella Ada erano quindi considerate 'di razza mista': per questo motivo nell'ottobre del 1938 poterono frequentare i primi giorni di scuola a differenza di molti altri bambini. "Da piccoli certe cose non si notano - racconta Lia Finzi - Avevo visto che le bambine che uscivano con me durante l'ora di religione non c'erano più, ma non mi ero posta il problema". Dopo una decina di giorni però la nuova maestra le comunica in malomodo che non può più frequentare le lezioni con i suoi compagni di classe, perché lei è ebrea e gli ebrei non sono ammessi. Lia Finzi oggi ha 93 anni e vive ancora nella sua Venezia, dalla finestra di casa sua si può vedere la cupola della chiesa della Salute. Ha dedicato la sua vita all'insegnamento, alla politica e al bene pubblico. Ma soprattutto a tenere viva la memoria di quello che subirono migliaia di famiglie come la sua dopo l'emanazione delle leggi razziali. Con l'aiuto di Lia Finzi e di Maria Teresa Sega, storica dell'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (IVESER), raccontiamo la storia dei bambini veneziani che con l'entrata in vigore della prima tra le leggi razziali vennero cacciati dalle loro classi. Al netto delle nuove disposizioni dello Stato fascista, la scuola elementare rimaneva obbligatoria per tutti: gli ebrei veneziani si organizzarono quindi in scuole parificate e continuarono a sostenere gli esami di fine ciclo nelle scuole pubbliche, come la scuola elementare San Girolamo e l'istituto Benedetti-Tommaseo di Venezia. Questo ha permesso la conservazione di importanti documenti che restituiscono vivida testimonianza di quanto accadde tra le mura delle aule veneziane dopo il 5 settembre 1938. Come è noto con l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'Italia firmò la resa incondizionata agli Alleati. "Ma Badoglio e il Re, prima di fuggire come codardi, non pensarono di eliminare le leggi razziali", racconta Lia. Da allora per la famiglia Finzi come per altre migliaia di famiglie ebree iniziò se possibile un incubo ancora peggiore della guerra, con l'invasione dei nazisti e la creazione della Repubblica Sociale Italiana. Il padre di Lia decise di mettere in salvo le figlie in Svizzera, Paese neutrale, facendo una prima tappa a Milano e poi sperando di trovare un contrabbandiere in grado di aiutarli a superare il confine senza tradirli "perché i contrabbandieri oltre a prendersi una cifra spaventosa, talvolta denunciavano l'ebreo che accompagnavano per farsi dare i soldi anche dai fascisti". La famiglia di Lia riesce alla fine ad arrivare in Svizzera, la madre malata ad attenderli a Venezia. Torneranno tra le calli della serenissima solo a guerra terminata. "Fu un ritorno molto triste - ricorda Lia Finzi - non avevamo più una casa, mia madre era morta, avevo perso due anni di scuola e molti miei compagni non tornarono mai più". di Francesco Collina e Alessandra Del ZottoIn edicola l'iniziativa editoriale del gruppo Gedi per ricordare la Shoah. Dal 25 gennaio il libro di Primo Levi "Così fu Auschwitz"; dal 27 gennaio il "Baule dei segreti delle sorelle Bucci".