Pazienti ansiosi, camici bianchi sotto stress

il casoDonatella Zorzetto / vogheraLa stanchezza marcia di pari passo con le telefonate che ricevono. I medici di base, in questo periodo pandemico, rischiano il collasso: troppo lavoro a seguito delle troppe attribuzioni che sono state scaricate su di loro. L'esempio lampante di ciò che sta accadendo lo porta il dottor Giorgio Monti, responsabile provinciale del sindacato Fimmg, che ha lo studio a Voghera. «Lavoro insieme ad altri quattro medici - spiega -. Nei primi quindici giorni di gennaio abbiamo ricevuto complessivamente 10mila telefonate. Io ho tre cellulari, e squillano in continuazione». Il perché si può tradurre con una sola parola: Covid. «Prima di tutto arrivano i pazienti in quarantena, da seguire passo passo - racconta -. Perché il 90% dei positivi li gestiamo noi: io ne ho una cinquantina, come anche i miei tre colleghi. Queste persone hanno bisogno di consigli, suggerimenti, aiuto. Perciò le famiglie telefonano. E noi li chiamiamo per monitorarli nei giorni di quarantena. Inoltre, spesso i componenti di una stessa famiglia hanno quarantene diverse, quindi bisogna calcolare chi le inizia e chi le sta finendo». Ma i medici di base fanno pure tamponi e vaccini: «I secondi ai pazienti fragili a domicilio, mentre i primi abbiamo una grande difficoltà ad eseguirli nei tempi giusti - prosegue Monti -. Perché se ne fanno troppi, uno ogni due giorni. La gente si sottopone a tampone anche in presenza di un minimo bio».Poi ci sono pazienti che hanno dubbi o problemi con la burocrazia. «Persone che ci telefonano per qualsiasi timore relativo a tamponi o quarantene - sottolinea il medico di base -. Sempre più diffuso è il caso di positivi a domicilio, che hanno completato il trattamento verso la guarigione, ma che alla fine non ottengono il certificato. Allora ci chiamano per comunicarci "sono guarito ma non mi è arrivato il Green pass". Il fatto è che in quei casi il sistema è congestionato, visto che ora tutto è centralizzato. In teoria, quando si inserisce il dato sul tampone negativo, entro 2 giorni automaticamente dovrebbe arrivare il Green pass, cosa che però per alcuni non accade. Parliamo di persone che ne hanno bisogno per tornare sul luogo di lavoro».In questi casi i telefonano squillano ancora più di frequente, nonostante il sistema di tracciamento ad oggi sia in carico ad Ats.«Sono loro che si occupano dei certificati di guarigione e inviano il messaggio a casa degli interessati per comunicare la positività o negatività al tampone e rintracciare i contatti stretti - conclude Giorgio Monti -. Invece, gli assistiti si rivolgono comunque a noi, perchè questo non lo sanno. Quello che vorrei sottolineare è che noi medici di famiglia ci stiamo facendo carico di un lavoro immane, ma molti non lo sanno: questa ondata, in termini numerici, ha fatto saltare i sistemi organizzativi. In secondo luogo invito i pazienti a non arrabbiarsi o irritarsi di fronte a intoppi o impedimenti: i medici stanno facendo il possibile. C'è da sperare che la pandemia si riduca di intensità. Perchè, in caso contrario, questo clima non può che far crescere nei colleghi la voglia di lasciare». --