Molestie di Capodanno, due fermati «Mi hanno spogliata e toccata ovunque»

Monica Serra / milano«Quando sono arrivate le forze dell'ordine con scudi e manganelli, la massa di aggressori si è dileguata. Barbara era lì che cercava di coprirsi con il giubbino stretto sul petto. Non aveva più i vestiti addosso. Era nuda, rannicchiata per terra, piena di lividi, i pantaloni abbassati alle caviglie. È stata soccorsa da un operatore che l'ha aiutata a rialzarsi». Barbara (nome di fantasia), 19 anni, è una delle nove vittime del branco che, la notte di Capodanno, ha seminato il panico in piazza Duomo. «Posso dire che tutto intorno era uno schifo, c'erano molti ragazzi e chiunque passasse si prendeva la libertà di mettere le mani addosso. Io e Barbara abbiamo chiesto di essere lasciate in pace, ci siamo dirette dai nostri amici per cercare protezione ed aiuto. Infatti, una volta raggiunti anche loro sono intervenuti per allontanare i ragazzi molesti che continuavano a trattenerci per le spalle, come per accompagnarci contro il nostro volere». Non è servito, non è bastato. Perché il branco - quaranta, cinquanta ragazzi dai 16 ai 25 anni - le «toccavano ovunque sul corpo, spintonandole e passandole da uno all'altro», si legge nel provvedimento con cui ieri sono stati fermati due dei presunti aggressori accusati a vario titolo di violenza sessuale di gruppo, rapina e lesioni: Abdallah Bouguedra, 21 anni, che vive a Torino, e Abdelrahman Ahmed Mahmoud Ibrahim, 18 anni, da due a Milano. Il primo è accusato della pesantissima aggressione vicino alla Loggia dei Mercanti, nei confronti di Barbara e della sua amica. Il secondo anche di quella vicino la galleria Vittorio Emanuele, ai danni di quattro ragazze palpeggiate, strattonate, spinte a terra, derubate. I due indagati - scrivono l'aggiunto Letizia Mannella e il pm Alessia Menegazzo - hanno aggredito le giovani vittime «utilizzandole a proprio piacimento e per soddisfare le proprie pulsioni, in spregio a ogni forma di rispetto della persona»Barbare e la sua amica avevano raggiunto piazza Duomo per festeggiare con alcuni conoscenti la mezzanotte. Mancavano dieci minuti all'una quando insieme si sono staccate dal gruppo per cercare un bagno. Il primo ad avvicinarle sarebbe stato Bouguedra. Ha puntato Barbara. Voleva a tutti i costi il suo numero di cellulare. «Col braccio le cingeva le spalle, insisteva». Alla fine la diciannovenne, nella speranza di levarselo di torno, gli ha dato il suo contatto Instagram. E proprio grazie al social, la polizia è riuscita poi a risalire all'identità dell'aggressore. Le ragazze hanno avuto paura, si sono dirette verso gli amici che intanto avevano notato qualcosa di strano e si stavano avvicinando. Non hanno in tempo. Presto le due vittime sono state assalite dal branco, che continuava a spingerle, a toccarle. Hanno provato a restare vicine, a proteggersi l'un l'altra, ma non ci sono riuscite. Una di loro è stata soccorsa da un'amica che è riuscita a spingerla fuori dalla «massa di uomini». Barbara, no. È stata trascinata via, si è persa al centro del gruppo di ragazzi che la stava violentando. Racconta l'amica: «Ho urlato, provavo a cercarla, sono anche salita su un muretto per individuarla ma l'ho persa di vista». Anche una passante, che col suo cellulare ha filmato tutto, ha provato a farsi spazio nella folla, ad aiutarla. Ma non è riuscita a raggiungerla fino all'arrivo della polizia. E così anche altri due amici che sono stati «sopraffatti da un numeroso gruppo composto da trenta, quaranta ragazzi» mentre altri cinque erano riusciti ad afferrare Barbara, a portarla via. L'hanno sollevata da terra tenendola per le braccia e le gambe. Le hanno strappato i vestiti di dosso. Le hanno messo le mani ovunque, mentre lei piangeva e si disperava e gli amici assistevano impotenti. Uno di loro si è anche rotto un dito per provare a difenderla. Un altro è corso a chiamare la polizia per provare a chiedere aiuto. E all'arrivo degli agenti il gruppo di aggressori si è dileguato lasciando la diciannovenne a terra, in lacrime. «Non sapevamo come aiutarla. L'abbiamo coperta con un cappotto fino all'arrivo dei soccorsi». È finita alla Mangiagalli con lividi graffi, tumefazioni su tutto il corpo. Poco prima che Barbara finisse a terra, a mezzanotte e mezza, un centinaio di metri più in là, vicino alla galleria Vittorio Emanuele, altre quattro ragazze venivano accerchiate. Tra i primi ad avvicinarle questa volta c'è Ibrahim, il 18enne fermato a Milano. Insiste, ci prova, poi sembra allontanarsi ma in realtà va a chiamare il resto del branco. Il modus operandi è sempre lo stesso. Le ragazze vengono spinte, strattonate, derubate una del cellulare, un'altra della borsetta. Toccate, palpeggiate. «La violenza è tale - scrivono i pm - che si ritrovano per terra con i collant strappati, la gonna sollevata. Due di loro riescono a divincolarsi dalla ressa. Le altre due finiscono per terra. «La mia amica urlava, io ero pietrificata dalla paura e non riuscivo a dire nulla». E ancora racconta la vittima: «Avevo il terrore di essere calpestata» mentre il branco continuava a toccarla. Lei, distesa, piangeva, si dimenava, chiedeva aiuto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA