Si abbatte su Draghi la variante Omicron

La legge del paradosso, di cui si alimenta la politica, segnala due nuove, clamorose evidenze. La battaglia contro il Covid, una delle due missioni affidate a Mario Draghi, proprio quella che ha segnato il successo e la diversità della sua azione, sta diventando per il suo governo un micidiale boomerang. La seconda. Solo poche ore dopo che il 31 dicembre Sergio Mattarella aveva fatto appello all'«unità istituzionale e morale», ecco incrinarsi quelle larghe intese che avevano consentito la nascita di un gabinetto d'eccezione. Poco è mancato che il consiglio dei ministri di mercoledì sancisse la crisi.Oltre alla variante Omicron, poi, ci si è messa pure la sindrome del compromesso che, per definizione, risolve una situazione ingarbugliata - senza, staremmo qui a raccontare la fine del governo - ma non placa i malesseri di fondo, anzi. Draghi, che pure abbiamo visto zittire i dissenzienti, stavolta per evitare una pericolosa rottura ha scelto la mediazione. Forse vi è stato costretto, certo l'ha gradita poco visto che dopo non ha preso la parola per spiegarsi.Ma se il decisionismo divide il fronte in favorevoli e contrari, il compromesso dà spazio ai più fantasiosi distinguo: chi dice sì, chi no, chi ni, chi emenda, integra, spiega cos'altro andasse fatto. E infatti, sul palcoscenico della politica, ecco agitarsi primedonne e comprimari. Meloni gongola nel suo ruolo di opposizione; Grillo risorge in nome della libertà di vaccino; Salvini arricchisce il suo cahier de doleances (tasse, Green Pass, sanzioni, e pure il nucleare), ricompone la Lega e costringe perfino il buon Giorgetti a fare il viso dell'arme contro l'amico Draghi. In altri tempi si sarebbe detto che il governo traballa, e forse lo possiamo dire anche oggi. Solo che stavolta, com'è evidente, la partita si gioca su due tavoli, governo e Quirinale. Ma nel caos e senza una strategia.Mettiamo in fila i tasselli. Salvini dice chiaro e tondo che l'unità nazionale non c'è e non ci sarà più. Ciò non significa che molli il governo adesso, ma ci fa sapere che è pronto a farlo, e sottobraccio a Giorgetti. O forse intende che se si vuole unità bisogna trattare sulle condizioni: già, ma quali? Traduzione possibile: un accordo "largo" per eleggere il successore di Mattarella non è facile né vicino; e lascia pure intendere che su quella strada c'è anche un'intesa preventiva sul governo che verrà, su chi lo guiderà, con quale maggioranza e per quanto tempo. Poi liberi tutti che si va a votare, in piena concorrenza, anche con gli alleati del centrodestra.Che dire? Se è così difficile una sintonia su vaccini, obblighi, multe, dosi e quarantene, e lontana un'intesa non solo sulle cose da fare nel '22, ma su chi debba farle e per quanto, figuriamoci cosa può diventare da qui a qualche settimana la battaglia per il dopo Mattarella. E come possa esserne logorata anche la figura di Draghi che a sue, e nostre, spese si è reso conto di come sia duro lo scendere e 'l salir l'altrui scale. Quelle di Palazzo Chigi (e del Quirinale). --© RIPRODUZIONE RISERVATA