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l'intervistaAlberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONIl tempo della pianificazione è finito, ora si va «a tutta velocità in modalità esecuzione». Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, festeggia alla Ces di Las Vegas l'anno di vita della società nata dalla fusione (16 gennaio 2020) di Fca e Psa annunciando una partnership con Amazon che proietta l'azienda in una dimensione nuova, fra cloud, intelligenza artificiale e applicazione di infotainment al mondo delle quattro ruote. E dà appuntamento al primo marzo: «Quel giorno presenteremo la nuova strategia del gruppo che ci darà la visione del futuro». «L'industria automobilistica è nel mezzo di una rivoluzione. E Stellantis è impegnata in un viaggio ambizioso, stiamo reinventando il futuro della mobilità», evidenzia l'ad del gruppo che preannuncia altre partnership in futuro che andranno a sommarsi a quelle già operative fra le altre con la cinese Foxconn (per la produzione di semiconduttori) e di Samsung (batterie al litio). Ma è soprattutto il concetto che ora è tempo di passare all'azione, in «modalità esecutiva», quello Tavares sottolinea più volte nel colloquio con La Stampa e altre testate internazionali in cui delinea le sfide della mobilità del domani, fatta di veicoli elettrici e della sfida nell'abbattimento dei costi di produzione per renderli accessibili a una fetta sempre più ampia della popolazione. Cosa rappresenta la partnership con Amazon e ci saranno intese in futuro con altre società in campi specifici?«L'accordo con Amazon rappresenta la messa in pratica, l'attuazione della strategia che ci consente di concretizzare quanto fatto prima. Abbiamo già una cooperazione con Foxconn e ne arriveranno altre. Non ci vogliamo mettere dei limiti. Avremo una integrazione verticale su molte aree e ci concentreremo su hardware, componentistica e software».Come?«Stiamo mettendo in piedi una "accademy" del software che ci consentirà di addestrare molti dei nostri ingegneri. Potranno frequentare corsi specifici, l'idea è quella di formarne un migliaio all'anno, che è una cifra molto considerevole. Ci aspettiamo comunque di configurare un team dedicato al software di 450 ingegneri entro il 2024 e su questo avremo la collaborazione di Amazon».Dove saranno dislocati questi team? Anche in Italia?«Sicuramente. Anche se finora non è partito ancora nulla. Abbiamo dei technical center in Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Marocco India. Stiamo vagliando profili e curriculum, poi finito il processo di selezione questi team cominceranno a lavorare e già nel 2022 sono sicuro avremo se non mille sicuramente un numero vicino di nostri ingegneri perfettamente addestrati. Non c'è nessuna ragione di escludere l'Italia da tale processo».L'Italia ha tolto gli incentivi alle auto elettriche. Ha già studiato un piano per non rischiare di perdere quote di mercato? E sta facendo pressioni sul governo perché faccia marcia indietro?«È un tema molto complesso e importante. Noi parliamo con tutti i governi europei. Quello che mi preme sottolineare è che la sfida per l'elettrificazione implica un costo grosso modo superiore del 50% alle tecnologie convenzionali. Da qui ne deriva che se i costi sono maggiori o si trasferiscono all'utente finale oppure produciamo in perdita. Sono entrambe delle soluzioni impraticabili. Quel che possiamo fare è cercare di ridurre i costi di produzione più rapidamente possibile ma fino al 2025-2026 questo è complicato. Ecco perché serve che i governi europei per qualche anno si impegnino a sostenere con degli incentivi la produzione e la diffusione dei veicoli elettrici. Certo i governi hanno problemi di budget, il debito è cresciuto e questo fatica a conciliarsi con incentivi o pratiche fiscali simili. In Italia però dove c'è una domanda di vetture del segmento A e B il sostegno alla fascia più debole della classe media è importante. Quello che noi come azienda possiamo offrire è ridurre i tempi di assorbimento dei costi di produzione, ma ripeto questo richiederà comunque 4-5 anni. La questione del sostegno alla domanda deve essere affrontata e risolta a livello governativo. Tutti vogliono auto sicure, non inquinanti e a prezzi competitivi». Nel 2021 Stellantis è scesa sotto le 700mila unità per la prima volta. Ha delle stime per l'anno in corso?«Il 90% delle auto che produciamo in Europa e in Italia sono vendute in questi territori. E questa vicinanza fra produzione e consumatore è il modo ottimale per andare sul mercato. Quello che è necessario fare ben oltre i numeri che fotografano una riduzione del 20-22% delle vendite rispetto al periodo pre-Covid è proteggere questo mercato e restare il più possibile competitivi. E per difenderlo dobbiamo avere auto accessibili a costi contenuti».In Cina diverse case produttrici stanno investendo moltissimo sulle auto elettriche. Huawei è partner importante sul fronte del software. Come intende fare breccia in un mercato così complesso ma amplissimo come quello cinese?«Stellantis ha due motori, quello europeo e quello americano anche se non posso dimenticare la componente sudamericana dove siamo i numeri uno. Ma non possiamo prescindere dalla Cina, vogliano restare anche là, poiché quello è il mercato più grande del mondo e la Cina fissa delle tendenze di cui sarebbe un rischio non essere parte. La stessa elettrificazione ha avuto inizio in Cina, poi è seguita l'Europa. Ed ora si aggiunge l'America. Per una compagnia globale come la nostra non essere a Pechino è un azzardo. Ovviamente ci servono delle condizioni giuste, la trasparenza del mercato ad esempio deve consentire a Stellantis di essere competitiva e per questo discutiamo con i partner cinesi».Con pochi modelli Tesla vende un milione di auto. Che ruolo c'è per i 14 brand del gruppo?«Crediamo abbiano un ruolo importante. Stellantis nasce da una fusione (Chrysler, Fiat e Psa) che porta in dote 14 marchi iconici che servono non solo per generare passione e attrarre nuovi clienti ma anche per consentirci di coprire il mercato garantendo introiti da investire in ricerca e sviluppo e nelle nuove tecnologie. Ho discusso con i Ceo dei vari brand e ho garantito loro la libertà di azione promettendo un impegno finanziario di dieci anni per la valorizzazione dei loro marchi. Sono ottimista e sono entusiasta di quel che Stellantis ha davanti a sé». --© RIPRODUZIONE RISERVATA