Il futuro: Covid-19 virus endemico "debole" come un malanno di stagione

il dossierFiammetta CupellaroPrima o poi accadrà che Covid-19 diventerà un malanno stagionale, una malattia come l'influenza per alcuni. Oppure come l'epatite C o la polmonite. I ricercatori sono concordi: diventerà un virus endemico. Ma quando inizierà questo processo di endemizzazione di Sars-CoV-2? Ruota intorno a questa domanda la storia di copertina del nuovo numero di Salute (il magazine in edicola domani con questo giornale a 50 centesimi più il prezzo del quotidiano). Elisa Manacorda e Daniele Banfi firmano un lunga inchiesta per scoprire a che punto è la ricerca su Covid-19 e capire quali siano gli scenari futuri. Ossia, quando il virus farà parte integrante delle nostre vite senza produrre impatti violenti sulla quotidianità, sugli affetti, sull'economia. E se lo slogan mondiale è quello di "pianificare l'emergenza", un errore forse lo abbiamo già compiuto e riguarda la campagna vaccinale contro l'influenza, rimasta confinata agli ambulatori medici e le farmacie. Letizia Gabaglio ricorda la circolare del 2 ottobre scorso in cui il Ministero della Salute auspicava la somministrazione congiunta dei due vaccini, Covid e antinfluenzale, per allargare la copertura dell'immunizzazione in vista del picco del malanno stagionale previsto tra la fine di gennaio e febbraio. Ma solo una piccola parte di persone ha ricevuto entrambi i vaccini e ora si parla di "occasione mancata", visto che la pandemia ci ha insegnato che il tempo, quando si tratta di fronteggiare i virus, non può essere sprecato. Soprattutto per i pazienti più fragili. Focus di Salute ancora sulla ricerca. Questa volta l'inserto centrale è dedicato all'editing genomico, un'operazione mediante il quale si può modificare e correggere una sequenza del Dna. La tecnica più utilizzata e che sta creando grandi speranze per il trattamento delle malattie genetiche è Crispr/Cas9. Quest'ultima è una proteina che, come delle forbici, è in grado di "tagliare" il Dna in un punto, ma che ha bisogno di una bussola che la indirizzi all'obiettivo scelto. Anna Lisa Bonfranceschi ci accompagna nei laboratori di tutto il mondo dove i ricercatori stanno raggiungendo risultati sorprendenti. Come nel caso appunto della tecnica basata su Crispr che apre scenari nuovi su anemia falciforme e talassemia. È un omaggio agli operatori sanitari e al modo in cui stanno conducendo il loro lavoro con grande umanità la sezione che dedichiamo ai personaggi con due interviste. Donatella Zorzetto ha incontrato Katia Sandroni, l'infermiera del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Salesi di Ancona, ripresa nel marzo scorso da un collega mentre sdraiata coccola Matteo, un bimbo di appena 7 mesi ricoverato per Covid. La sua foto è diventata un simbolo e ha fatto il giro del mondo come testimonianza del lavoro svolto dai medici e infermieri alle prese con la pandemia. Come racconta anche Giacomo Poretti, attore dello storico trio comico con Aldo Baglio e Giovanni Storti, che prima della sua vita sul set, ha lavorato come infermiere per ben 11 anni all'ospedale di Legnano. «Quando ho visto le immagini degli operatori sanitari stanchi per la fatica, come la famosa foto dell'infermiera che si è addormentata sulla tastiera del computer, ho ripensato ai tanti turni di notte che ho vissuto assieme ai miei colleghi. Impossibile per chi lavora in corsia non rimanere coinvolti dalle storie dei pazienti, dalla loro sofferenza». --© RIPRODUZIONE RISERVATA