Allarme maternità, troppe senza vaccino

Chiara Baldi / MILANOAll'ospedale Borgo Trento di Verona sono ricoverate per Covid quattro neomamme non vaccinate. La più grave ha 45 anni, è originaria di Cattinara di Trieste e la sua bimba, Maria, è nata a sole 27 settimane: lei sta bene ma la donna è tenuta in vita grazie a una macchina per la circolazione extracorporea. Le altre tre sono invece in terapia sub-intensiva, ventilate con un casco. Diversi chilometri più a Sud, al Covid Hospital di Maddaloni, nel Casertano, il 19 dicembre è morta una 29enne. Morena Di Rauso era originaria di Sparanise e non aveva voluto sottoporsi all'inoculazione perché contraria ai vaccini. Solo che il virus l'aveva contagiata e lei era finita, da inizio dicembre, in coma: è morta il giorno esatto che la sua bimba compiva un mese. Sempre in Campania - regione in cui la questione delle donne in stato interessante non vaccinate si è palesata più che altrove - lo scorso 26 novembre è morta anche Alessandra De Rosa, 31 enne ricoverata per oltre un mese al policlinico Federico II di Napoli: i suoi due gemelli erano stati fatti nascere prematuramente e loro stessi - piccolissimi, pesavano poco meno di un chilo - erano risultati positivi. Il 29 agosto era invece entrata, positiva, al Secondo Policlinico del capoluogo campano Palma Reale, 28 enne gravida alla 35esima settimana: le sue condizioni erano peggiorate nell'arco di pochi giorni tanto che il bimbo era stato fatto nascere subito. Palma, però, non ce l'ha fatta ed è morta l'11 settembre, lasciando i suoi quattro bimbi. E ancora: il 14 novembre a perdere la vita per un vaccino mai fatto è stata Antonella Delli Santi, 27 anni, originaria di Salerno, in grembo una bimba che aspettava da mesi. Sharon - questo il nome scelto dai genitori - nascerà e morirà nel giro di pochi giorni. «Non avevamo nessun dubbio sul vaccino. Io l'ho fatto il 4 agosto, Antonella avrebbe dovuto farlo il 20. Il ginecologo non ci disse di non farlo, ma di aspettare per capire quando farlo, perché non si sapeva che effetti potesse avere su una donna incinta», ha spiegato il marito, Salvatore Palmigiano. In Italia si stima che due donne in procinto di diventare madri su tre non siano vaccinate. Non solo per autonome prese di posizione NoVax ma anche perché, come è accaduto a Antonietta Delli Santi, spesso è il ginecologo a tentennare anche se, puntualizza Filippo Anelli, presidente dell'Ordine Nazionale dei Medici, «non necessariamente uno specialista che non caldeggia il vaccino è un NoVax a sua volta non vaccinato» (al momento, però, non sono disponibili dati sui ginecologi sospesi, ndr). Ma i casi emersi in queste settimane preoccupano. «Come Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia abbiamo spinto sin dal 2 gennaio sulla necessità di vaccinare le donne incinte e tutt'oggi chiediamo al Governo di inserire l'obbligo vaccinale anche per questa categoria di persone che per noi sono pazienti fragili», commenta il presidente della Sigo, Antonio Chiantera, secondo cui «la vaccinazione è l'unico modo per salvare la vita alla mamma e al feto». Anche perché - aggiunge - «non c'è nessunissima controindicazione al vaccino». Le linee guida dell'Iss hanno tuttavia caldeggiato l'inoculazione a partire dal secondo trimestre della gravidanza: «Premesso che anche se una si vaccina nei primi tre mesi al massimo può avere, per reazione, un po' di Ipertermia transitoria (febbre, ndr), la ragione di questo suggerimento è dovuta al fatto che nelle prime dodici settimane qualunque donna, indipendentemente dal vaccino, può avere un maggior rischio di aborto. Ma questo accade in tutte le gravidanze». «In più - aggiunge Elsa Viora, presidentessa di Aogoi, l'associazione che rappresenta i ginecologi che operano negli ospedali - ci sono studi che hanno dimostrato che nel secondo e terzo trimestre le donne in gravidanza hanno un rischio di complicanze legate al Covid più alto rispetto ai primi tre mesi». Per Viora la preoccupazione maggiore delle future mamme resta comunque quella di «far del male al bambino. Anche in questo caso - precisa la ginecologa - è importante non condannare le titubanze, ma spiegare alle donne e al loro entourage familiare che, con il vaccino, nel peggiore dei casi può venire un po' di dolore al braccio e qualche linea di febbre. E alle donne in allattamento va spiegato che l'Rna messaggero non viene trasmesso con il latte. Semmai sono gli anticorpi del vaccino a essere trasmessi al bimbo, che in questo modo è più protetto se la mamma è vaccinata». --© RIPRODUZIONE RISERVATA