La zia Aya in lacrime al telefono «È finita, ora rientriamo a casa»

le reazioniMaria Fiore / pavia«Sono troppo felice. Finalmente torniamo a casa, tutti insieme». La telefonata della zia paterna Aya Biran i è arrivata in Italia verso le due di ieri pomeriggio. Eitan era in casa con lei e il marito Or Nirko, ma in un'altra stanza, a giocare con le cuginette. In questi due mesi e mezzo lontano dalla villetta di mattoni rossi a Travacò, dai nonni paterni, dai suoi amici e dalla scuola, il bambino, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, ha continuato a sentirsi come in vacanza. In Israele, dove Eitan, gli zii e le cuginette sono stati ospitati nell'abitazione messa a disposizione da un familiare, il piccolo non ha potuto frequentare nessuna scuola, ma a Pavia le sue insegnanti lo aspettano con gioia per fargli recuperare le lezioni perdute. Gli adulti, in questi due mesi e mezzo, gli hanno fatto da scudo, per non fargli percepire nulla della guerra che si stava combattendo attorno a lui. Uno scontro senza esclusione di colpi, deflagrato con la decisione del nonno Shmuel Peleg di prelevare il bambino dall'abitazione di Travacò, l'11 settembre, per farlo salire, senza vestiti e senza i suoi giochi, su un'auto diretta a Lugano e poi su un aereo privato con destinazione Israele.«È stato un rapimento, deve tornare a casa», scrive senza mezzi termini il giudice Alex Stein nella sentenza che ieri ha messo la parola fine sulla partita del rientro del bambino. Eitan dovrà tornare presto, al massimo entro il 12 dicembre, aggiunge il magistrato. La zia nelle prossime ore acquisterà i biglietti per il viaggio. Il giudice ha anche disposto la restituzione dei passaporti del bambino, quello italiano da parte del Tribunale, e israeliano, dalla polizia. la gioia dei nonni a travacò Il telefono della zia Aya Biran è rovente. La pro tutrice di Eitan, Barbara Bertoni, è tra le prime a ricevere la chiamata, insieme agli altri avvocati italiani che hanno supportato i Biran in questi due mesi e mezzo. La zia in tutto questo tempo ha cercato di tenere aperta la comunicazione con gli avvocati e i familiari rimasti a Travacò, a cominciare dai nonni paterni, che abitano in una villetta accanto a quella della figlia e del genero, separate solo da un giardino.Dal momento del rapimento del bambino sono rimasti sempre in silenzio, non volendo commentare la situazione. «Ma sono sempre rimasti in contatto con la figlia e il nipotino, ogni giorno ricevevano una foto del piccolo», dicono le persone vicine alla famiglia. In paese, a Travacò, si attende il ritorno della famiglia Biran, che ha dovuto trasferirsi in Israele, a settembre, per poter seguire le udienze del tribunale di Tel Aviv. Prima era partita la zia, poi il marito con le due figlie piccole. i tempi del rientro Per il rientro del bambino il giudice ha stabilito tempi stretti. Entro due settimane Eitan dovrà tornare a casa. La Convenzione dell'Aja sulla sottrazione di minori stabilisce infatti tempi celeri per la conclusione dei procedimenti e per i rimpatri nell'interesse del minore. Nelle prossime ore la zia paterna prenoterà i voli e acquisterà i biglietti per tutta la famiglia. A quel punto tutti potranno tornare a casa insieme ad Eitan.L'unico ostacolo o rallentamento potrebbe arrivare dalle procedure Covid. Tutti i componenti della famiglia dovranno infatti essere sottoposti a tampone prima di potersi imbarcare su un aereo. «Il giudice ha dato un termine massimo ma c'è ancora un po' di tempo - spiega un legale vicino alla famiglia -. Nei prossimi giorni le incombenze pratiche saranno tutte risolte, ci vuole un po' di pazienza». Non è da escludere che il bambino possa essere già a casa, nella villetta di Travacò, per questo fine settimana. --