Degrado e spaccio, proteste al villaggio San Francesco
paviaLetizia ha ventiquattro anni, è arrivata in Italia dalla Romania quando era ancora bambina e parla bene l'italiano. È vedova da tre anni e da sola sta crescendo i suoi due bambini (di cinque e sei anni e mezzo) affetti da ritardo mentale. Con la morte del marito Letizia si è venuta a trovare in difficoltà sia economiche che abitative. Presa dalla disperazione ha compiuto un atto che sa benissimo essere un reato ma lo ha fatto da madre che voleva difendere i suoi figli: ha occupato un'abitazione popolare in modo abusivo.l'appelloLetizia si trova al Villaggio San Francesco da nove mesi, ma ora da lei parte un appello pieno di dolore. «Non voglio più stare in questo villaggio - dice tra le lacrime - mi era stato detto che ci sarei dovuta rimanere solo per pochissimo tempo, invece i mesi passano e io sono sempre qua. Non ce la faccio più». Letizia ha tutto il piccolo mondo suo e dei due bimbi in una stanza, dove si trova un lettone, il tavolo, il divano e un armadio. A fianco il bagno. Sta chiusa lì dentro quasi sempre. Dice di avere paura di uscire, nei corridoi e negli spazi comuni. «Alla sera qua succede di tutto - afferma - ci sono ragazzi che bevono, si drogano, litigano e tirano fuori i coltelli. La polizia è costretta spesso a intervenire, ma poi il giorno dopo si ricomincia. I custodi? Che cosa vuole che facciano? Hanno paura e si chiudono in ufficio, aspettando che passi il caos».I ragazzi a cui Letizia si riferisce sono i minori che vengono affidati al Villaggio San Francesco. Arrivano dal Maghreb, soprattutto, cercano in Italia una rinascita, ma hanno alle spalle vite difficili che li hanno fatti crescere prima del tempo. «I miei figli sono peggiorati in questa permanenza - racconta - hanno bisogno di un ambiente sereno, le urla e gli episodi di violenza accrescono in loro il nervosismo e l'agitazione».«nel posto sbagliato»Letizia chiede a gran voce una casa popolare, dice che più volte gli assistenti sociali le hanno detto che era arrivata la soluzione giusta per lei ma poi nessuno le ha mai consegnato le chiavi. E nel villaggio altre famiglie sono esasperate. Luci è il fratello di Letizia. Vive al Villaggio addirittura da cinque anni, con moglie, tre figli e un quarto in arrivo. «Sono stato costretto a lasciare il lavoro - spiega - perché non mi sento sicuro a lasciare la famiglia da sola. Questi ragazzi sono violenti, è già capitato che sfondassero le porte. Che vita facciamo qua? L'Italia non è questa, siamo nel posto sbagliato con persone sbagliate».Parole condivise da Suraj, anche lui rumeno, papà di tre bambini. «Quando sono entrato qua mi hanno fatto firmare un foglio in cui mi si diceva che mi avrebbero cacciato se noi o i bambini avessimo fatto casino - racconta amareggiato - i miei figli si comportano bene, invece a questi minori è concesso tutto. Io sono magazziniere, mi era stato offerto un ottimo lavoro dalle 20 di sera alle 8 della mattina. Ho rifiutato anch'io, ho paura». Tutti lamentano anche le precarie condizioni igieniche (spiegano di dover convivere con scarafaggi e scorpioni) e la carente qualità del cibo. «Nonostante questo dobbiamo pagare: sessanta euro per adulto al mese - dicono - e dopo i sei mesi di accoglienza la cifra sale a 120 euro a persona. È assurdo». -- Daniela Scherrer