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Paolo Russo / ROMANemmeno aver sfondato il muro dei diecimila contagi, come non accadeva dall'8 maggio, ha spinto Palazzo Chigi ad abbandonare la linea della prudenza sulle contromisure da prendere. Alla fine, anche se non appare nell'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi, il ministro Speranza porterà la proposta che entro 20-30 giorni obbligherà a fare il richiamo ter al personale della Sanità, agli ospiti delle Rsa e a chi ci lavora anche come esterno, che in oltre la metà dei casi ancora non si sono fatti avanti per rafforzare la copertura vaccinale.Ma il rinvio delle altre norme, più che dettato dalla volontà di non muovere palla, sembra più che altro motivato dal fatto che si vuole a questo punto attendere ancora qualche giorno per valutare se quella di ieri sia stata una fiammata dei contagi, oppure se la curva epidemica abbia iniziato a salire a ritmo esponenziale, com'è stato in larga parte d'Europa, già da tempo in piena quarta ondata. Certo è che 10.172 contagi contro i 7.698 del giorno prima, nonostante i quasi 150 mila tamponi in meno, non sono numeri da far dormire tra due guanciali.Per ora a guardare la media nazionale dei ricoveri gli ospedali tengono, con il 5% dei letti occupati in terapia intensiva e il 7% nei reparti ordinari. Percentuali lontane dai limiti soglia, fissati rispettivamente al 10 e 15%. Ma quell'asticella è già stata superata in alcune regioni, ed è prossima ad essere saltata da altre. Il Friuli Venezia Giulia è al 14% sia nei reparti di medicina sia nelle terapie intensive e già venerdì potrebbe ritrovarsi con numeri che la manderebbero in giallo all'inizio della prossima settimana. La fascia delle prime restrizioni, come l'obbligo di mascherina all'aperto e le capienze ridotte per cinema e stadi, nella quale potrebbe finire a breve anche l'Alto Adige, dove il tasso di occupazione è all'8% in terapia intensiva e al 14% negli altri reparti. Ma la situazione inizia a farsi pesante nell'area non critica degli ospedali anche in Campania (9%), Sicilia (10%), Lombardia e Valle d'Aosta (entrambe all'8%), mentre la Calabria ha il 12% dei letti occupati in terapia intensiva.Tutto questo mentre inizia a salire anche il numero dei morti, 72 ieri, 74 il giorno prima. Niente a che vedere con le ondate pre-vaccini, ma i 200 decessi al giorno che si potrebbero toccare da qui a due-tre settimane, se i contagi saliranno ancora, sarebbero un prezzo troppo salato da pagare. Anche ai decimali di Pil che si spera di mettere in cascina con i consumi natalizi. Per questo motivo si stanno studiando altre mosse per arginare l'onda. L'accorciamento del Green Pass a 9 mesi per spingere gli over 40 verso la terza dose dovrebbe essere scontato, mentre sul tavolo resta sempre l'ipotesi di sfilare dallo stesso certificato verde i tamponi, che resterebbero sufficienti solo per recarsi al lavoro, mentre tutto lo svago, ristoranti, cinema, teatri e stadi, sarebbero riservati solo ai vaccinati. Un doppio Green Pass che per le regioni dovrebbe valere solo dalla fascia gialla in su.Ma l'idea è anche quella di estendere la vaccinazione obbligatoria, oggi prevista solo per i sanitari, anche per altre categorie maggiormente a rischio di diffusione del contagio. In prima fila sarebbero forze armate e dell'ordine, dove circa due su dieci non hanno fatto nemmeno la prima puntura. Ma l'obbligo potrebbe essere esteso anche a insegnanti, impiegati agli sportelli tanto negli uffici pubblici che nel privato, addetti alla casse di supermercati e grandi magazzini.Lo stato di emergenza, che scade il 31 dicembre, verrà sicuramente prorogato, come conferma il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, secondo il quale «ci sono tutte le ragioni perché rimanga». Resta da vedere se si prolungherà di un solo mese o se si metterà mano a una legge per alzare il limite dei due anni dello stato emergenziale previsto dall'attuale normativa.Se questo è il cantiere ancora aperto del governo, le Regioni dal canto loro non sembrano intenzionate a rimanere con le mani in mano. Anche se Draghi respingerà al mittente la proposta dei governatori di escludere dalle restrizioni i vaccinati, in molte aree del Paese potrebbero tra non molto scattare mini-lockdown locali, soprattutto in quelle 10 province dove l'incidenza dei contagi settimanali è di gran lunga sopra il primo livello di guardia fissato a 50. Trieste è a 630, Bolzano a 405, Gorizia a 365, La Spezia a 245 mentre Forlì e Cesena sono a quota 220, Padova 180, Vicenza e Treviso 150, Udine e Venezia a 145. Tutte aree che rischiano un Natale di mestizia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA