Mede ricorda Regina Cassolo prima scultrice dell'avanguardia
«Lo sa dove può arrivare un'artista che parte così?», chiedeva Edoardo Persico a Carlo Belli dopo avergli mostrato una scultura di Regina "composta di ritagli di latta disposti ingegnosamente in modo da evocare la figura di una donnetta con cappellino sulle ventitré". «Non saprei - replicava imbarazzato Belli, critico di Rovereto che avrebbe scritto il manifesto italiano dell'arte astratta - Forse a un certo domestico cubismo». La conferenza su Regina Cassolo, la prima donna scultrice dell'avanguardia italiana, in programma sabato, alle 17, al teatro Besostri conterrà anche simili aneddoti. «Di questi giorni è una richiesta di prestito di opere di Regina dalla Biennale di Venezia e per una nuova mostra a Como», fanno sapere dal Comune di Mede. Sabato la relatrice sarà Doina Ene. «Parleremo - anticipa la critica d'arte - di numerosi spunti biografici di Regina Prassede Cassolo, nata a Mede nel 1894, figlia di un macellaio, rimasta orfana in giovane età: nel 1921 si trasferì a Milano, nel condominio di via Rossini dove risiederà per tutta la vita. Era una piccola e domestica donna italiana in un condominio di soli uomini: Luigi Bracchi, suo futuro marito, Giovanni Battista Alloati, Filippo Tommaso Marinetti, Marcello Nizzoli, Bruno Munari Fillia e Carlo Belloli, per citare, tra i diversi compagni di strada, quelli che le furono al fianco nel primo tratto. In questi circoli maschili dell'avanguardia, Regina entrava bussando e si muoveva in punta di piedi, senza mai strepitare».Edoardo Persico, operaio napoletano della Fiat e amico di Piero Gobetti, trasferitosi a Milano per fondare la Galleria del Milione e poi dirigere la celebre rivista "La Casa bella", fu di fatto il primo sostenitore di Regina. Fondamentale la sua recensione alla mostra di Regina e del marito Luigi Bracchi allestita nel 1931 alla Galleria del Senato, in una Milano-cantiere del razionalismo architettonico. I lavori di Regina non furono mai considerati prettamente futuristi: non soltanto quelli realizzati prima del 1933, ma neppure i lavori polimaterici con cui per la prima volta si avvicinò al movimento, né le opere riferibili agli anni tra il 1934 e il 1940.Nel 1934 partecipò alla XIX Biennale di Venezia e un anno dopo alla seconda Quadriennale d'arte contemporanea di Roma. Nel 1951, terminata la parentesi della guerra, Regina iniziò a concentrarsi sulla natura creando sculture e dipinti dalle perfette forme geometriche e avvicinandosi al Movimento arte concreta (Mac) fino al 1958, quando il gruppo si sciolse, e la scultrice lomellina si spostò su materiali e tecniche nuove, come plastica, plexiglas, acciaio e fiamma ossidrica. Continuò a partecipare a mostre sino al 1974, quando morì per le conseguenze di una caduta accidentale nella sua casa di Milano. --Umberto De Agostino