Baldanti: «Tra due settimane sapremo se il vaccino ha sconfitto l'epidemia»

l'intervistaDonatella Zorzetto / pavia Si tratta solo di aspettare quindici giorni. E poi sapremo se la campagna vaccinale anti-Covid stia funzionando veramente. La chiama "prova del nove" il professor Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del San Matteo. Perchè se la campagna sarà andata a segno lo si vedrà dall'ulteriore abbassamento dei contagi. Al contrario, potremmo registrare un picco di positivi molto simile a quello che lo scorso anno ha fatto da codazzo alla ripresa dell'anno scolastico, all'entrata a regime del servizio trasporti con l'avvio, anche se controllato, delle attività lavorative a contatto con il pubblico.Professore, quale stadio della pandemia stiamo vivendo e quale situazione abbiamo di fronte?«Attualmente il 77,69% degli italiani over 12 ha completato il ciclo vaccinale, mentre l'83,04 % ha ricevuto almeno la prima dose. Vedremo, quindi, se quest'ampia protezione riuscirà a creare attrito all'espandersi del virus. E lo vedremo subito, a metà ottobre. Perchè l'anno scorso il picco dell'ondata si è avuto proprio in quel mese. Ma nel 2020 non eravamo ancora vaccinati. Inoltre, ancora nella primavera scorsa, il tasso vaccinazione era basso. Siamo alla prova del nove: verificheremo se tutto quello che abbiamo pensato e immaginato avrà un impatto sulla realtà».Attualmente abbiamo tanti vaccinati, ma dall'altra parte una variante veloce, specie con chi non è ancora immunizzato.«Esatto. La variante Delta è tuttora quella prevalente. E il tasso di infezione attuale, in un epoca in cui la vaccinazione avviene parallelamente all'epidemia (mentre in un mondo ideale si dovrebbe vaccinare in un momento di pausa in modo da frenare le ondate successive), riguarda soprattutto persone non vaccinate».Quindi con la Delta il vaccino funziona e potremmo evitare il nuovo picco di contagi che potrebbe ipoteticamente ripresentarsi fra due settimane.«La variante Delta in vitro ha la capacità di superare la barriera immunologica. Chi è vaccinato con due dosi ha una risposta debole, ma questa mutazione non riesce a prevalere e perciò va a collocarsi nel punto più facile: dove non c'è difesa, ossia colpisce i non vaccinati. Diciamo che le varianti che possono superare la barriera anticorpale lo trovano comunque faticoso, perciò tendono ad andare dove non c'è: sui più fragili e su chi non si è immunizzato».Vuol dire che il tasso di reinfezione non si è alzato?«Non vediamo un incremento di casi. Teniamo presente che, se il tasso di reinfezione nella primavera scorsa era 0,9%, ora negli operatori sanitari vaccinati è 0».Avete scoperto nuove varianti?«Nei giorni scorsi abbiamo sequenziato tre casi di variante Mu. Riguarda altrettante persone residenti nel Milanese. Questa mutazione è poco diffusa: a livello lombardo pesa per il 9%, mentre in tutta Italia si contano una 70ina di contagiati. Originata in Colombia sta circolando in 39 Paesi al mondo ed è stata classificata fra le varianti di interesse (Voi) dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 30 agosto scorso. La Mu (B.1.621) e la sua versione avanzata (B.1.621.1) sono risultate "altamente resistenti" sia agli anticorpi generati dall'infezione naturale con il virus originario, quello di Wuhan, sia a quella indotti dai vaccini».Dobbiamo temerla?«Continuerà a circolare, la stiamo osservando ma, per così dire, non ci fasciamo la testa. Il nostro laboratorio, al San Matteo, la sta monitorando. È in coltura, e appena isolata potremo verificare se il siero dei vaccinati sia in grado di neutralizzarla oppure no». Quale decorso si aspetta da questa mutazione? «Potrebbe seguire quello di tutte le altre. Ora rappresenta l'1% dei casi. Del resto presenta caratteristiche molto simili a quelle delle mutazioni che abbiamo già conosciuto: nelle diverse parti del mondo si differenziano, ma alla fine convergono nello stesso percorso evoluzionistico che coinvolge la posizione 501, in grado di rendere la Spike più "appiccicosa" per la cellula, e la mutazione 484 che dà vantaggio alla risposta anticorpale perchè è un po' meno sensibile. Tuttavia, ciò non significa che sfuggano al vaccino. L'abbiamo già visto con la Sudafricana, che in vitro sembrava in grado di "bucare" i vaccini e invece si è estinta».Quindi fra due settimane sapremo se il vaccino ci stia veramente proteggendo?«Dal punto di vista umano spero e prego che le nostre previsioni siano giuste». --