S'avanza una destra agguerrita e confusa
C'è grande agitazione nella destra di lotta e di governo. Anche perché ai due protagonisti della cronaca più recente se n'è appena aggiunto un terzo che nuovo e giovane certo non è, anzi, ma di grandi ambizioni sì, e sempre voglioso di grandi affermazioni... Vediamo.Dei tre chi si sta giocando tutto è Salvini. Dopo essere cresciuto a populismo e mojito, il buon Matteo si è deciso a entrare nella larga maggioranza che sostiene il governo Draghi, fino quasi a diventarne l'azionista di riferimento. E nel tentativo di tenere insieme l'anima protestataria che da destra gonfia le sue vele e lo spirito concreto di amministratori e piccoli imprenditori del nord che formano l'ossatura della Lega, da qualche mese il buon Matteo si è messo a puntare su due tavoli. Come l'altro giorno quando ha votato gli emendamenti contro il green pass proposti da Meloni & C., ma poi ha approvato l'intero provvedimento Draghi-Speranza.Tale confusa doppiezza forse lo aiuta a non regalare all'alleata/competitor l'intera fascia dei no a tutto (a vaccinazioni, chiusure, green pass), ma gli ha fatto scoprire che perfino nella granitica Lega ribolle la contestazione al Capo: ora i dissidenti si contano, si pesano, chiedono un congresso, mal tollerano l'ambiguità del Capitano. Certo, i numeri dicono che Salvini è saldo in sella, ma attenzione: perfino Bossi fu fatto scendere da cavallo. Poi c'è lei, Giorgia, che sta vivendo con grande abilità il ruolo (privilegiato, in realtà) di unica forza d'opposizione. Sfida ogni giorno la leadership di Salvini, indiscutibile in Parlamento ma non nei sondaggi, e senza paure lo critica e se ne distingue, fino a costringerlo ogni tanto a venire sulle sue posizioni, perfino a votare assieme a lei. Offrendogli in cambio un sorridente selfie dalle sponde del lago di Como. Ma strappandogli subito dopo una carta forte del repertorio salviniano intestandosi anzitempo la contestazione delle cartelle esattoriali.E infine è (ri)comparso lui, Silvio Berlusconi, convintosi tra un processo e un ricovero (auguri) di poter scendere in campo per il Quirinale. In realtà l'ha proposto Salvini, e Meloni si è accodata, ma nessuno può dire cosa ci sia dietro, se autentica strategia o generoso bon ton nei confronti del vecchio alleato o solo un modo per dire che la destra non vuole Draghi sul Colle più alto. Fatto sta che B. ci proverà, statene certi, e questo - al netto della sua storia personale e dell'antologia di guai giudiziari - ha comunque un inequivocabile sapore politico. Il fatto è che tra poche settimane andranno a votare 12 milioni di italiani per i loro Comuni, e tra pochi mesi un migliaio di parlamentari per il successore di Mattarella. La destra si presenterà unita, come sempre, tutti insieme, Berlusconi compreso, ma pronta a pensare al dopo. In altre parole, si saprà dalle urne chi comanda a destra, se cioè Salvini avrà conservato o no la sua leadership, e poi se riuscirà a condizionare la corsa al Quirinale, insomma se la sua doppiezza programmatica si sarà rivelata vincente oppure no. Prima di allora continueranno le scaramucce. Dopo di allora comincerà la resa dei conti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA