«Impoverire il consumatore vuol dire frenare la ripresa»
«Alla grande distribuzione stanno arrivando listini dai produttori con incrementi importanti. La tensione è già alta: si tratta di aumenti a doppia cifra che non vedevo da vent'anni o più», denuncia il presidente di Federdistribuzione, Alberto Frausin. Gli aumenti che l'industria sta prospettando alla grande distribuzione sarebbero anche superiori al 10% e riguarderebbero - secondo addetti ai lavori - in prima battuta i prodotti a base di cereali, come la pasta, le farine, i biscotti, così come le carni. In tensione pure il latte e gli oli. L'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime rischia dunque di finire dritto allo scaffale, anche se la grande distribuzione fa muro: «Impoverire il consumatore con aumenti di prezzo vuol dire frenare la ripresa del sisma Paese, visto che il largo consumo incide per il 22,5% del Pil: per questo saremo ancora più vigili che in passato e chiederemo a tutti di operare in una logica di sistema», dice Frausin. Non sarà facile arginare quello che appare come un fiume in piena. Da Coldiretti, per esempio, spiegano come i rincari delle materie prime siano «insostenibili» come nel caso dell'alimentazione degli animali nelle stalle. Impossibile però al momento stabilire come i nuovi listini arriveranno a pesare sulla spesa degli italiani. «Le variabili sono molte - commenta Romolo De Camillis, direttore area retail di NielsenIQ -: in teoria in situazioni come questa se una persona ricompra oggi lo stesso paniere di un anno fa spende di più. Ma il cliente finale ha a disposizione una sorta di calmiere che è il cambiamento del mix della spesa e la ricerca di promozioni e sconti. Il largo consumo può essere una barriera efficiente all'aumento dei prezzi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA