Draghi non vuole se ne parli più Il premier freddo su una proroga
il retroscenaRoma Potrebbe toccare a Silvana Comaroli difendere quel che resta della bandiera di Quota 100 nella trincea del ministero dell'Economia. È su di lei, infatti, che si addensano le voci su chi sarà a sostituire Claudio Durigon, il sottosegretario silurato dopo aver proposto di intitolare un parco al fratello di Benito Mussolini. Comaroli, deputata della commissione Bilancio che al momento avrebbe la meglio su Massimo Bitonci, già passato dal Mef ai tempi del governo gialloverde, si troverebbe subito a difendere una riforma che dal 2019 permette di andare in pensione in anticipo e che fonti ministeriali danno per spacciata. Si tratta di una sperimentazione ancora disponibile per l'intero 2021 e di cui l'Europa ha detto tutto il peggio possibile per lo squilibrio che si è determinato sul debito già altissimo dell'Italia. La certezza si avrà con la legge di Bilancio, quando il testo arriverà in Parlamento, a novembre, ma appare chiarissimo a tutti, dentro il governo e tra i partiti della maggioranza, che di Quota 100 il presidente del Consiglio Mario Draghi non vuole più sentir parlare. Al punto che, raccontano da Palazzo Chigi, avrebbe già chiesto di ipotizzare un altro nome, nel caso in cui dovesse temporaneamente sopravvivere un residuo di riforma. È quello che ha chiesto ieri Matteo Salvini, intervistato da questo giornale: tenere in vita Quota 100 «anche nel 2022». È possibile? Forse. Enrico Letta, segretario Pd, lo considera un «errore profondo del passato», accusa il leader del Carroccio di fare campagna elettorale permanente «perché sa che non è possibile», ma, aggiunge, «sentiremo cosa ne pensa Draghi». Per Matteo Renzi, leader di Italia Viva, invece sarebbe meglio «che Salvini si riposasse». Da un punto di vista politico ne va della credibilità dei leghisti, ma anche dei 5 Stelle, che ai tempi dell'alleanza populista cavalcarono la rabbia degli elettori battendosi per garantire un pensionamento anticipato, senza troppo pensare alle conseguenze di bilancio. Salvini ora osserva sgretolarsi tutto quanto ha costruito in questi ultimi anni. E si deve far andar bene persino l'arcinemica Elsa Fornero, bersaglio prediletto della sua personale battaglia sulle pensioni, chiamata da Draghi a Palazzo Chigi come consulente. Il combinato tra l'addio alla riforma e il ritorno dell'ex ministro è duro da assorbire. Ma c'è da dire che Salvini non è da solo a opporre resistenza. Un pezzo di 5 Stelle pure mormora e i sindacati sono da mesi che avvertono il governo di non tornare alla legge Fornero in purezza (in pensione a 67 anni). Chiedono di mantenere una dose di flessibilità, per esempio di deviare verso Quota 41 (in pensione al 41mo anno di contribuzione). L'argomento è di grande attualità al Tesoro, dove è ben presente a tutti che c'è uno scoglio tecnico da affrontare non da poco. La fine di Quota 100 infatti potrebbe provocare il cosiddetto "scalone", per cui in pensione si potrebbe andare solo a 67 anni. Quattro giorni fa il ministro Daniele Franco, interrogato sull'addio a Quota 100, ha parlato di «soluzione equilibrata». Resta l'indicazione dell'Ue: per ridurre il peso delle pensioni nella spesa pubblica bisogna «attuare pienamente», cioè lasciar morire, la riforma. -- I. LOM.© RIPRODUZIONE RISERVATA