Olimpiadi, un modello economico che fa acqua Le perdite sono enormi

Dopo le feste agonistiche, per le Olimpiadi è tempo di bilanci. Oltre a essere uno straordinario evento culturale, le Olimpiadi sono anche un grande fenomeno economico. I paesi che organizzano questa manifestazione sportiva investono nella sua realizzazione una eccezionale mole di risorse. Per Tokyo si stima che, alla fine, il costo complessivo in infrastrutture, allestimenti, accoglienza, sicurezza è arrivato a 25 miliardi di dollari. E non si tratta nemmeno dell'Olimpiade più costosa: per Pechino 2008 il costo è stato 45 miliardi di dollari, mentre per i giochi invernali di Sochi 2014 si sarebbero superati addirittura 50 miliardi. Questi costi dovrebbero tuttavia essere bilanciati da importanti benefici economici, soprattutto in termini di diritti televisivi, sponsor, flussi turistici, ritorno di immagine per città e paese che ospitano l'evento. Ad avanzare dubbi sulla bontà del bilancio economico delle Olimpiadi è un articolo pubblicato sulla rivista del Fondo Monetario Internazionale, che pur riconoscendo il valore sportivo, culturale e anche politico di questo grande evento, ne mette tuttavia in luce le criticità finanziarie. A partire dalla sistematica sottovalutazione dei costi a preventivo rispetto quanto risulta poi a consuntivo, in media 2,5 volte superiori! Poche imprese riuscirebbero a sopravvivere con questa approssimazione nei bilanci.Certo, le Olimpiadi appartengono a quella categoria di grandi progetti collettivi che, per essere realizzati, devono necessariamente contare su "una mano che nasconde le difficoltà", altrimenti non verrebbero mai avviati. Quando però le difficoltà superano una certa soglia, nessuna mano può nasconderle.A confermare le criticità economiche delle Olimpiadi c'è la crescente difficoltà a trovare città disponibili ad organizzarle. Per le Olimpiadi invernali del 2022 Pechino ha avuto come unica concorrente Almaty, la vecchia capitale del Kazakistan. Anche per i giochi invernali del 2026 dobbiamo ammettere che la concorrenza a Milano-Cortina è stata in realtà limitata. Ancor più disarmante la ritirata per le prossime Olimpiadi estive: dopo la rinuncia di Boston, Budapest, Amburgo e Roma, il Cio ha deciso di assegnare a Parigi e Los Angeles, le due contendenti rimaste, le edizioni del 2024 e 2028, evitando ogni ulteriore gara.È evidente che, per salvare questo grande evento, bisogna cambiare registro, affidando l'organizzazione delle Olimpiadi in base a rigorosi criteri di sostenibilità economica e ambientale, vincolando la costruzione di infrastrutture a opere utili al territorio, promuovendo il legame con l'industria locale e, soprattutto, superando la concentrazione degli eventi in un'unica città per estendere la partecipazione a un'area più ampia.A ben vedere, si tratta di principi che hanno in buona parte ispirato il progetto Milano-Cortina 2026. Il cui successo potrebbe perciò aiutare il rilancio delle Olimpiadi come modello di innovazione inclusiva e sostenibile.