I portici di Bologna seducono l'Unesco Promossi patrimonio dell'Umanità
il casoPierangelo SapegnoCi hanno messo persino un po' di tempo. Ma Bologna è così, non si agita mai troppo. Da adesso, però, i suoi meravigliosi portici sono patrimonio dell'Umanità Unesco. Che se uno li vede, non può non amarli, a star lì, in piazza Santo Stefano, una delle più belle del mondo, protetto dalla pioggia e dal sole.I portici sono Bologna, quelle notti di luci spente nella nebbia quando, prima del '77 e degli espropri proletari, ci si poteva sedere ai tavolini dei caffé anche dopo che erano chiusi, per parlare di calcio, di politica e di amore aspettando l'alba; i portici sono tutti quegli incontri senza appuntamento, perché, come diceva Pupi Avati, «lì c'erano tutte le persone che cercavi, lì sapevi che c'erano e che prima o poi li avresti trovati». Sotto le due Torri non c'era mai stata la necessità di chiamare qualcuno per vederlo. Bastava uscire.I portici sono una dimensione di vita, ecco cosa sono. E in fondo, nascono così, per un bisogno di accoglienza, quando Bologna la dotta non aveva abbastanza case per ospitare tutte le migliaia e migliaia di studenti che venivano a iscriversi alla sua Università, affollando all'inverosimile le strade della città, questa ragnatela avvolgente di vicoli e viuzze. Per rimediare a tutto ciò, i proprietari dei palazzi fecero ampliare il primo piano per aggiungere delle stanze, sorrette da pilastri, che diventarono i famosi portici. Nelle osterie, attorno ai tavolacci di Vito, tra un Lambrusco e una partita ai tarocchi, la raccontavano ancora così, ma dev'essere vero. E magari fu per regolarizzare tutto questo che nel 1288 il Comune emanò uno statuto per stabilire che ogni nuova casa avrebbe dovuto disporre di un portico in muratura. E grazie a questa combinazione di memorie e di atti sepolti negli archivi che Bologna vanta il record di città con il più alto numero di portici, 62 chilometri che si dipanano lungo tutto il centro storico fino al santuario di San Luca.Che poi, se uno li percorre, ce ne sono di tutti i tipi: il portico più largo è in Strada Maggiore, la main street che viene giù da via Rizzoli, che sarebbe la via Emilia, ed è quello trecentesco della Chiesa di Santa Maria dei Servi e sotto la sua splendida volta noi affollavamo i mercatini durante le feste di Natale. Anche se lo statuto del 1288 diceva che dovevano essere fatti in muratura ce ne sono otto in legno, compreso quello di casa Isolani, sempre in Strada Maggiore. In Piazza Maggiore c'è il quattrocentesco portico di Palazzo del Podestà con gli ornamenti e i bassi rilievi di Aristotele Fioravanti. Da lì puoi arrivare a quello de' bastardini in via D'Azeglio, chiamato così perché c'era l'orfanotrofio fino al 1797. In via D'Azeglio abitava Lucio Dalla. Ogni tanto poteva succedere che capitavi in casa sua anche se non eri invitato. Bastava che ti portasse qualcuno, magari a una specie di festa. Era come da Vito, che ti sedevi dove capitava. E' il senso dei portici.Anche il Roxy Bar, cantato da Vasco Rossi, sta sotto ai portici, quelli di via Rizzoli. Più in là c'è il Pavaglione, le passeggiate eleganti di Bologna. Il portico più stretto, largo appena 95 centimetri, è in via Senzanome, nei pressi di via Saragozza. Il più lungo è naturalmente quello di San Luca, che parte da porta Saragozza e sale sinuoso per 3796 metri fino al Santuario, 666 arcate e 489 scalinate. La leggenda narra che il colonnato rappresenti i diavolo - e difatti 666 è il numero del diavolo - con le sembianze di un serpente, la cui testa è schiacciata dalla Madonna, simboleggiata dal Santuario. Anche questa la raccontavano in qualche osteria, ma da queste parti un tempo le osterie erano roba seria e tutto quello che si ascoltava lì dentro fra quegli odori di brodo e di ragù e le nuvole di fumo accecanti delle sigarette doveva essere vero. Poi è arrivata la legge e non c'erano più volute di fumoIl fatto è che nella bellezza di Bologna ci sono anche le sue storie e i suoi segreti, tutte le meraviglie nascoste come i giardini di Strada Maggiore che non ha mai visto nessuno. E' tutto racchiuso nel riverbero rosso delle sue mura, che ricordano come questa fosse una città papalina, sotto questi portici infiniti, che proteggono dalla pioggia e ci tengono insieme a parlare, anche se fa brutto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA