Voghera ora si è divisa in due Tensione al grido «assassini»
Fabrizio Guerrini / vogheraUn colpo di pistola, partito per cause da accertare, ha diviso Voghera in due: quella di chi abita in città o ci lavora e quella di chi non sa dove andare a dormire, mangia o beve (molto) come capita. Il confine c'era da tempo, ma ieri era solido come un muro. E in piazza Meardi, proprio dove la sera prima è partito un colpo di pistola all'assessore Adriatici e un immigrato marocchino, colpito al petto, è morto, si sono radunate persone che hanno inveito contro le forze dell'ordine. «Adriatici è un assassino, in galera, non ai domiciliari», ha urlato qualcuno.«Assassini, assassini: hanno ucciso un nostro fratello. Assassini: facciamo qualcosa». Adesso siamo alla stazione. Lui urla, sbraita, scaglia bottigliette e si guarda attorno. Lui è nello spiazzo accanto all'autoporto. È uno dei bivaccanti della stazione. Un posto dove è meglio, dicono, andarsene via presto quando scendi dal treno. Sulle panchine c'è chi dorme, chi beve da una lattina: tutti, ora, ti guardano. Oggi, chi non vive qui, è più intruso che mai e te lo fanno capire. Uno di questi uomini arrivato chissà quando dall'Africa, si avvicina: «Vattene, vattene, è meglio». «Perché, cosa ti ho fatto?»: ma lui non risponde più, guarda altrove: dice frasi nella sua lingua e non sembrano quelle di chi vuole discutere con un caffè davanti. La zona stazione è area calda, divisa: chi dorme e vive nei giardini, chi ci gira attorno. E non c'è voglia di incontrarsi.L'assessore ora è simpatico «A me l'assessore Adriatici stava sulle palle - commenta un pensionato che discute con uno dei taxisti - perché non faceva quello che ha promesso per dare più sicurezza alla città. Oggi no, mi sta simpatico».Chi urla «assassini!»; chi plaude a chi si è fatto sfuggire un colpo di pistola. La città divisa. Anche in piazza San Bovo. La signora abita da sempre qui. Ha i suoi anni, attraversa veloce piazza San Bovo: due posteggi e un giardino divisi dall'imbocco della via Emilia. Poco più avanti c'è la mensa della Casa Fraterna delle suore agostiniane. Di sera le panchine della piazza sono abitate dalla disperazione. I due market etnici permettono di rifocillarsi e bere, tanto. La signora con la spesa neanche ti guarda in faccia. «Che succede qui? Di tutto. Qui si sono pure sgozzati». In via Matteotti la titolare dell'elegante sala da té Le Esperidi non ha dubbi: «Come è cambiata male Voghera in sei anni: sono arrivati tanti immigrati. Non sanno dove andare. Scoppiano risse violente. I controlli? Ci sono, ma chi li fa... sono in pochi». Di fronte c'è un bar gestito da cinesi: spesso arrivano ambulanze e carabinieri. Qui, l'uomo ucciso era conosciuto: raccontano di donne inseguite, molestate. Uno che andava e usciva dall'ospedale. La città divisa. Si arriva così in piazza Meardi.Strano qui«Strano che una cosa così sia successa qui: in piazza San Bovo o in stazione certo, si sa. Ma qui meno». Simone Siviero è un volontario, dà un occhio al posteggio dell'ex caserma. Racconta di bande di sudamericani in stazione e di africani altrove. Ma è una geografia liquida. Qui, in piazza Meardi, intanto, hanno sparato. «Chi è morto non era una vittima, le vittime siamo noi - sentenzia Roberto Punturiero titolare del Bar Cervinia che è di fronte al locale dove è partito un colpo di pistola. - Come quello ci sono altri qui che vivono sulle panchine. Fanno i loro bisogni qui dietro, una cosa mai vista. L'assessore Adriatici lo conosco. Una persona stupenda, pacata. Sempre presente, attenta ai problemi. Quel tipo invece non era normale». La città divisa non si dà pace. Come se ne esce?«Almeno i bagni»«Abbiamo più volte chiesto al Comune di Voghera di mettere dei bagni chimici in piazza San Bovo e alla stazione: si eviterebbe di costringere queste persone a farla dove capita». Ambrogio De Berti guida il gruppo dei City Angels che da tempo stanno cercando di unire le città divise nel segno della solidarietà. «La situazione non è bella - dice - siamo preoccupati anche per quest'inverno. La ventina di senza fissa dimora che vivono nei giardini della stazione, non saprà dove dormire dopo che hanno chiuso l'edificio dismesso delle ferrovie che era il loro dormitorio». Da ieri poi il clima si è fatto più torrido: «Mai avuto problemi, sono persone che ti ascoltano. Vedremo ora. Venerdì, comunque, saremo là come sempre ad aiutarli». --© RIPRODUZIONE RISERVATA