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L'intervistaUbaldo Cordellini/ trento«Non c'è odio in noi. Non vedo perché non perdonare. Per odiare c'è bisogno di troppe energie e noi, io, la sorella di Antonio, Federica, i suoi genitori Annamaria e Domenico e tutti i suoi amici, a partire da Caterina Moser che era con lui la sera dell'attentato, quelle energie preferiamo metterle per realizzare i suoi sogni e i suoi progetti». Luana Moresco è la fidanzata di Antonio Megalizzi, nonché la presidente della fondazione che porta il suo nome e organizza progetti per la diffusione di un'informazione corretta contro le fake news sull'Europa. Era emozionata?«Molto. Io, Federica, tutta la famiglia e tutti gli amici di Antonio siamo molto orgogliosi di lui. Questa è la sua laurea. Ci teneva e ci aveva lavorato tanto».Cosa significava l'università per lui?«Si era iscritto al corso di laurea magistrale in European and International studies nel 2017, qualche anno dopo aver conseguito la triennale. Lavorava da anni in radio. Ha sempre lavorato durante i suoi studi: non era per niente semplice con quei ritmi, però lo faceva con passione. Si svegliava alle 6 e andava a lezione, poi a Rovereto alla radio, collaborava con Europhonica, dedicava del tempo a me e andava a dormire sempre molto tardi, ma non si lamentava mai».Il presidente Mattarella prima della cerimonia si è appartato con lei e con la famiglia di Antonio. Cosa vi siete detti?«Il presidente ci è sempre stato vicino con discrezione, fin da quando venne a Ciampino ad accogliere il ritorno della salma di Antonio. Si è informato sui progetti della Fondazione e su come stanno andando avanti. È stato un momento molto toccante». Cosa le manca di più di Antonio?«Mi mancano il suo sorriso e i suoi abbracci, la sua ironia, la sua passione nel fare le cose. Sono orgogliosa di lui e continuo a lavorare perché riesca a realizzare i suoi sogni con la Fondazione».Che progetti ha la Fondazione? «Molti. L'ultimo è "Ambasciatori", nato per formare trenta giovani che vadano nelle scuole, a partire dalle elementari, a parlare di Europa e di buona informazione, a portare avanti gli ideali di Antonio contro le fake news e per la costruzione di un'Europa casa di tutti. Lui voleva far capire che l'Europa non è solo a Strasburgo o a Bruxelles, ma anche nella rotonda sotto casa o nei tanti progetti di sviluppo e coesione. E ora, con il Next generation Europe, questa importanza crescerà ancora»In molti ricordano Antonio l'europeo, il ragazzo disegnato da Mauro Biani nell'ormai famosa vignetta che lo ritrae con il microfono, i jeans e la camicia a quadri mentre viaggia per raccontare l'Europa, ma lei come lo descriverebbe a chi non lo ha mai conosciuto?«Antonio era una persona entusiasta, sempre in movimento. Ti portava il caffé a letto la mattina presto, ti faceva le domande più inaspettate, c'era sempre per tutti, anche quando era stanco. Antonio era musica, cinema, letteratura, battute, simpatia e irriverenza. Metteva sempre una sua particolare verve in tutto quello che faceva, anche nel linguaggio pop con cui raccontava l'Europa. Semplice, ma mai banale. Antonio era Antonio. --© RIPRODUZIONE RISERVATA