Impennata di contagi La Delta accelera

Jacopo D'Orsi Più contagiosa, più difficile da riconoscere, più aggressiva. La variante Delta accelera ancora e i numeri purtroppo disegnano una curva in piena inversione di tendenza anche in Italia: i 1.534 nuovi casi di ieri (20 decessi) significano un aumento di quasi il 70% rispetto a sette giorni prima, superiore al 51% registrato nell'ultima settimana, la prima in risalita (7.972 contagi contro 5.260) dopo quasi quattro mesi di calo progressivo. Che si sia di fronte a «una crescita significativa dei contagi in tutta Europa» l'aveva detto anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, aggiungendo che in parte era prevista e che «l'unica arma per chiudere questa stagione è la campagna di vaccinazione, sulla quale bisogna insistere». Di questo passo, però, con la risalita delle infezioni che sembra diventare esponenziale - l'Olanda ha registrato un +500% in sette giorni, con l'indice Rt schizzato addirittura a 2,17 -, il rischio di tornare in zona gialla in estate potrebbe diventare concreto per diverse regioni: Sicilia, Campania, Abruzzo, Veneto e Marche sono quelle che al momento registrano l'incidenza (numero di casi per 100 mila abitanti) peggiore. «Con la variante Delta che galoppa tra poco torneremo un'Italia a colori», è l'allarme del virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive dell'ospedale di Pisa. «Un terzo della popolazione non è vaccinato - continua -, tra cui diversi milioni di over 50. Affrontare la malattia senza vaccino in queste fasce di età è estremamente pericoloso, rischiamo di tornare a riempire gli ospedali». Per ora la situazione è sotto controllo, tornano a diminuire anche i ricoveri ordinari (-21) dopo il +15 di lunedì mentre sono 157 i letti occupati nelle terapie intensive, ma l'impatto dei casi sul sistema sanitario diventa visibile dopo circa tre settimane. È già lampante invece l'imminente sorpasso anche in Italia della variante Delta sulla Alfa. L'ex indiana, secondo le sequenze depositate nella banca internazionale Gisaid, sarebbe ormai al 32,6% contro il 37,9% dell'altra, destinata a essere sostituita come già avvenuto in sei Paesi, dei quali solo la Macedonia del Nord in Europa, mentre in altri 7, tra cui Regno Unito e Israele, è responsabile di oltre il 95% dei casi. Nonostante l'indice di positività sia tornato sotto 1 (0,8%), non c'è da stare tranquilli. --© RIPRODUZIONE RISERVATA