Wembley e l'arbitro Bonucci non cerca alibi «Sono solo chiacchiere»
il casoChiacchiere. E poco altro. «Wembley? Nessuna paura. L'arbitro? Pensiamo solo a giocare: nessun alibi, per favore». Leonardo Bonucci si tappa gli occhi e le orecchie: l'Italia e la finale da vincere sarà una questione solo di gol fatti e non subiti. Così, tutto il resto deve rimanere fuori dallo spogliatoio e dalla testa.Bjorn Kuipers è esperto, molto. Il fischietto olandese ha 48 anni e può arbitrare perché, in campo internazionale, è caduto il limite delle 45 candeline: di lui si parla come del più ricco della categoria essendo a capo di una catena di supermercati con un fatturato di circa 12 milioni di euro. «Il rigore concesso agli inglesi contro la Danimarca? Pensiamo alla gara», ripete Bonucci. «giocare divertendosi»«Il tifo contro di Wembley? Ci darà una carica maggiore: vincere renderebbe orgogliosi gli italiani ancora di più», sottolinea il difensore azzurro. L'urlo dello stadio non spaventa un gruppo azzurro a cui Mancini chiede di «giocare divertendosi anche in finale». E a chi si aspetta una direzione di gara sensibile all'ambiente tutto, o quasi, per i Tre Leoni, uno dei senatori della Nazionale non dà spazio perché si tratta di «chiacchiere».Bonucci più Chiellini: a loro la marcatura di Harry Kane, capitano inglese e pericolo pubblico numero uno. «Dopo Romelu Lukaku e Alvaro Morata ci toccherà lui: alla fine potremo dire di aver affrontato i migliori al mondo», dice Leo. Al termine della fatica ai rigori contro la Spagna, Bonucci è rimasto ostaggio di una steward che lo aveva scambiato per un tifoso invasore: «Se dovessi rivederla domani gli darei un abbraccio: quando mi ha riconosciuto è stata un po' fredda, stava facendo il suo lavoro. Agli italiani dico: se sarà festa niente eccessi: serve rispetto e misura». --g.buc.© RIPRODUZIONE RISERVATA