Si applica agli utili da fonti immateriali
Discussa da decenni, la Gmt è un'imposta minima sui proventi delle multinazionali, soprattutto quelle legate al digitale. Vale a dire, Amazon, Facebook, Alphabet (ovvero Google), Netflix, Twitter e Microsoft. Questo perché gli utili da fonti immateriali, come brevetti di software, o royalties sulla proprietà intellettuale, sono migrati verso Paesi con bassa tassazione, come l'Irlanda o i Paesi Bassi. Elemento che ha permesso alle aziende digitali di pagare meno imposte nei Paesi di origine.Si applica alle compagnie con ricavi non inferiori a 750 milioni di euro, ma con alcuni distinguo settoriali. Le imprese finanziarie e quelle minerarie, come quelle estrattive, sono esentate dalla Gmt. L'obiettivo è duplice. Il primo pilastro prevede la tassazione delle multinazionali in ogni Paese in cui realizzano profitti. Il secondo, un'aliquota minima a cui saranno assoggettate le entrate, che poi saranno redistribuite nei Paesi aderenti. Attualmente l'aliquota prevista è del 15%, ma la proposta iniziale del segretario del Tesoro statunitense, Janet Yellen, era del 21 per cento. L'accordo sui princìpi è arrivato comunque, e potrebbe diventare effettivo già a partire dal quarto trimestre dell'anno, se il G20 di Roma lo approverà. --F. GOR.© RIPRODUZIONE RISERVATA