l'inutile accanimento sulla prescrizione

Sembra una condanna ma ogni volta che in Italia si apre la discussione sulle proposte di riforma della giustizia ci si accapiglia sulla prescrizione. E' successo in passato, accade anche oggi. La polemica nasce da un errore di fondo. Si ritiene infatti che la durata eccessiva dei processi nasca dalla volontà delle parti di allungare i tempi, puntando appunto alla prescrizione, e non dalla disorganizzazione degli uffici giudiziari che sono la vera causa dei tempi lunghi. L'errore nasce a sua volta da un problema di prospettiva: la prescrizione non è un'arma nelle mani del reo per sfuggire alla condanna ma uno strumento a tutela del cittadino contro gli effetti delle lungaggini della giustizia. E' lo stato che deve organizzarsi in modo da garantire la ragionevole durata del processo prevista dalla Costituzione. Questo è un punto importante spesso sottovalutato nel dibattito pubblico. Perché non sono le parti con le loro scelte a doversi far carico della durata del processo. Le parti devono essere libere di decidere la strategia processuale che ritengono migliore per loro. E' l'amministrazione della giustizia , con le sue regole e la sua organizzazione, a doversi preoccupare dell'efficienza del sistema. Spiace che l'enfasi sulla prescrizione abbia finito per oscurare altri punti controversi della proposta Cartabia. Il principale nasce dall'idea che una riforma di sistema possa nascere da un compromesso tra i partiti o sotto lo scacco di una cultura panpenalistica e pancarceristica. E che tutto possa essere fatto in poco tempo dopo anni di rinvii non di rado provocati dalle resistenze di una parte della magistratura. Ora che si arriva a un compromesso, incredibilmente la politica annuncia con orgoglio: «Ce l'abbiamo fatta». Ma chi impediva ai governanti di arrivarci prima? --© RIPRODUZIONE RISERVATA