Ciro Grillo, la verità in tribunale Scontro sulla chat della ragazza

Matteo IndiceINVIATO A TEMPIO PAUSANIAIl processo sul presunto stupro di Porto Cervo finisce, per la prima volta, davanti al tribunale. Ed è molto probabile che in poco più di quattro mesi sarà scritto un bel pezzo di verità. Il giudice dell'udienza preliminare Cristina Interlandi ha infatti concesso alle parti fino al 5 novembre per selezionare gli audio ai loro occhi cruciali in quello che potrebbe rivelarsi un dialogo fondamentale nell'orientare il procedimento. Ovvero quello avvenuto tra il 18 e il 19 luglio 2019, un paio di giorni dopo il presunto stupro a casa Grillo, tra la vittima della violenza Silvia (studentessa italo-norvegese di diciannove anni) e una sua amica. Secondo i difensori dei quattro imputati (oltre a Ciro Grillo, figlio di Beppe, sono accusati a vario titolo di violenza sessuale di gruppo e violenza sessuale pure Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia) in almeno un paio di registrazioni emergerebbero elementi in qualche modo favorevoli ai ragazzi, nei quali Silvia fa riferimento a ciò che davvero l'ha spinta a sporgere denuncia e che riguarderebbe più se stessa che non quanto subito nella notte di follia. Per la parte civile invece quegli scambi rappresentano la prova di quanto la giovane sia stata trattata alla stregua di «spazzatura», come lei stessa ribadisce di sentirsi in altri messaggi. E tra i vocali depositati oggi, sui quali il giudice dovrà fare le proprie valutazioni, ve n'è uno di 45 secondo ritenuto particolarmente significativo. «Per me - dice Silvia all'amica - il sesso è qualcosa che voglio fare con qualcuno che amo, e non vendermi così, come molti altri miei amici anche qui in Italia. Perché per me è tipo una cosa sacra, se possiamo dire così... parlo sempre di come, tipo, in discoteca a volte perdo la testa e inizio a divertirmi con le persone. Ok, va bene. Cioè, non va bene, ovviamente, ma ci puoi passare sopra, non è così grave almeno per me. È tipo: ok va bene è successo, chissenefrega, no? Ma tipo, due sere fa non mi sono nemmeno divertita con nessuno. E sai, te l'ho sempre detto questo, divertirsi con qualcuno è ok, ma fare sesso per me è qualcosa di, forse... non so, spero che quello che ti sto dicendo non ti sembri superficiale, ma per me il sesso è qualcosa che voglio fare con qualcuno che amo».Il giudice ha inoltre ammesso al processo due interviste giornalistiche - realizzate con un'istruttrice di kite-surf e con il titolare di un bed and breakfast - che ricalibrano quanto gli stessi dissero ascoltati inizialmente dagli investigatori. Entrambi, davanti ai carabinieri, avevano spiegato di non aver rilevato particolari anomalie nell'atteggiamento di Silvia nei giorni successivi alla presunta violenza a casa Grillo. Ma intervistasti in seguito hanno invece descritto la ragazza come più ombrosa e turbata. Tra il 5 e il 26 dicembre - è questo l'arco di tempo fissato dal gup - si stabilirà quindi se i quattro indagati andranno a dibattimento.Lasciando il palazzo di giustizia di Tempio, Giulia Bongiorno, che da mesi assiste Silvia, ha pronunciato parole importanti: «In questi giorni ho incontrato la mia assistita, non è serena ma dopo tanto dolore il passaggio odierno rappresenta per lei comunque un primo traguardo, considerato quanto durano mediamente i processi in Italia». Spiegano invece Alessandro Vaccaro e Gennaro Velle, che assistono gli inquisiti insieme a Enrico Grillo, Ernesto Monteverde, Romano Raimondo e Mariano Mameli: «Riteniamo che gli audio possano contenere materiale probatorio a nostra tutela e già il 20 ottobre saremo in grado di consegnare file rilevanti. Abbiamo appreso che sono in corso accertamenti per un'ipotesi revenge porn (messa in circolazione di video a contenuto sessuale contro la volontà dei protagonisti, ndr) a carico d'ignoti e ribadiamo che i nostri assistiti, come già hanno fatto nel corso degli interrogatori, non hanno mai divulgato sequenze registrate quella notte». --© RIPRODUZIONE RISERVATA